ADELAIDE - Il South Australia, Stato simbolo della transizione australiana alle rinnovabili, si è trovato a far fronte a una delle prove più impegnative per la sua rete elettrica dopo quattro giorni quasi senza vento, con batterie svuotate, centrali a gas riaccese a pieno regime e prezzi all’ingrosso saliti fino al limite massimo consentito.
La sequenza ha mostrato il lato meno gestibile di un sistema fondato in larga parte su fonti variabili. La sera di giovedì 18 giugno, il South Australia produceva abbastanza energia eolica da coprire il proprio fabbisogno ed esportare il surplus. Pochi giorni dopo, nella notte di domenica, il vento copriva appena l’1% della domanda elettrica dello Stato.
Il resto arrivava quasi interamente dal gas, con ulteriori importazioni dal Victoria, dove la stessa calma atmosferica aveva ridotto la produzione eolica e aumentato il ricorso al carbone. Secondo Paul McArdle, esperto del mercato elettrico e responsabile di Global-ROAM, il calo registrato è stato il peggiore almeno dal 2019: a fronte di quasi 2.800 megawatt di capacità eolica installata, la generazione media su quattro giorni è scesa a 124 megawatt, pari al 4,5% della capacità.
La conseguenza più immediata è stata il balzo dei prezzi. I dati dell’Australian Energy Market Operator indicano che il prezzo spot ha toccato due volte il tetto legale di 20.300 dollari per megawattora, contro una media di 88 dollari nel primo trimestre dell’anno.
Le batterie non sono riuscite a contenere l’impennata. Secondo la società australiana OptiGrid, molti operatori avevano già gli impianti di accumulo esauriti nel pomeriggio e nella prima serata, inseguendo l’aumento graduale dei prezzi. Alcuni hanno intercettato il primo picco, ma quasi nessuno aveva carica sufficiente per rispondere al secondo, la mattina seguente. In alcuni casi, le batterie stavano addirittura ricaricando mentre i prezzi salivano, acquistando energia prodotta soprattutto da centrali a gas.
A complicare il quadro sono intervenuti anche vincoli sulla rete ad alta tensione, con flussi di energia verso il Victoria proprio mentre i prezzi nel South Australia esplodevano. Per la progettista del mercato elettrico Jess Hunt, questi movimenti controprezzo hanno aggravato una situazione già critica.
L’ingegnere Geoff Eldridge ha definito l’episodio uno “stress test”, non una smentita della transizione. Sul periodo lungo, il South Australia continua ad incrementare la quota eolica, oggi attorno al 50% su base annua. Ma il caso mostra che batterie, gas, interconnessioni, risposta della domanda e accumulo di lunga durata non sono dettagli tecnici: sono la parte che decide se la rete regge quando il meteo smette di collaborare.
Il ministro dell’Energia Tom Koutsantonis ha detto che lo Stato punta a grandi volumi di accumulo di lunga durata e a più gas disponibile. La lezione è inequivocabile: le rinnovabili possono dominare il sistema, ma senza flessibilità sufficiente ogni calma prolungata diventa una prova di tenuta.