SYDNEY - La Commissione reale sull’antisemitismo in Australia riprende questa settimana le udienze pubbliche con un nuovo asse d’indagine: il ruolo dei media, dei social e delle piattaforme tecnologiche nella diffusione di disinformazione e discorsi d’incitamento all’odio.
Dopo una fase a porte chiuse dedicata a questioni di sicurezza, i commissari ascolteranno per due settimane testimonianze sul comportamento dei mezzi d’informazione, in particolare ABC e SBS, e sulla natura, l’estensione e le cause dell’antisemitismo online.
Tra i primi testimoni di oggi figura Arsen Ostrovsky, sopravvissuto agli attacchi di Bondi del 14 dicembre 2025. Separato dalla famiglia, che era fuggita verso la spiaggia, Ostrovsky fu colpito alla testa durante la celebrazione dell’Hanukkah presa di mira dagli aggressori. Rimase a terra, sanguinante, temendo di morire.
La sua vicenda non si è chiusa con il ferimento. Secondo quanto riportato da ABC, una foto del cuoio capelluto insanguinato e un’altra immagine che lo mostrava mentre riceveva cure mediche sono state poi usate in campagne complottiste per negare che gli attacchi fossero realmente avvenuti. Il suo caso diventa così uno dei punti più concreti dell’inchiesta: la capacità dei social di trasformare una vittima in materiale per propaganda e falsificazione.
Ostrovsky sarà il primo di sei testimoni previsti in giornata. Comparirà anche Steven Lowy, figlio dell’imprenditore Sir Frank Lowy e membro di una delle famiglie più ricche del Paese. Tra gli altri testimoni ci sarà Lee Kofman, autrice israelo-australiana che aveva creato un gruppo WhatsApp per artisti e creativi ebrei. Nel 2024, l’elenco dei membri e una trascrizione delle conversazioni furono diffusi pubblicamente dopo che il gruppo era stato accusato di prendere di mira attivisti filo-palestinesi.
Darà testimonianza anche Ben Cohen, indicato come l’uomo erroneamente identificato da Sunrise come autore dell’accoltellamento seriale di Bondi Junction nel 2024. Altre due persone compariranno sotto pseudonimo.
Nei prossimi giorni sarà ascoltata anche Meta, proprietaria di Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger e Threads. La società dovrà confrontarsi con domande sul modo in cui le sue piattaforme individuano, rimuovono o lasciano circolare contenuti antisemiti e di incitamento all’odio.
Uno studio del 2024 dell’Online Hate Prevention Institute di Melbourne aveva rilevato un aumento di cinque volte dei contenuti antiebraici sui social nei mesi successivi all’attacco di Hamas del 7 ottobre. Facebook, X e Gab erano stati indicati come piattaforme con livelli particolarmente preoccupanti di incitamento alla violenza.
La Commissione aveva già tenuto tre settimane di udienze a maggio, ascoltando anche studenti che hanno raccontato episodi di antisemitismo da parte di amici. Ora il fuoco si sposta sull’ecosistema che amplifica quel clima: media, algoritmi e piattaforme che decidono che cosa resta visibile.