CANBERRA - Il governo federale vuole inasprire il divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni, accusando i colossi tecnologici di aver proceduto con lentezza perché interessati al fallimento della misura.

Le modifiche legislative, attese in Parlamento nei prossimi giorni, daranno più poteri alla commissaria eSafety e raddoppieranno la sanzione massima per le violazioni, portandola a 99 milioni di dollari. Le piattaforme come Instagram, TikTok, Snapchat, Reddit, Facebook e YouTube dovranno fornire al regolatore più informazioni sui sistemi usati per applicare il limite d’età.

Ieri, il ministro delle Comunicazioni Anika Wells ha detto che “big tech vuole che questa legge fallisca” e che le aziende sarebbero pronte a enfatizzare qualsiasi elemento utile a dimostrare che il sistema non funziona al 100%. Pressata sul perché questi poteri non fossero già presenti nella legge originale, Wells ha risposto che ogni cambiamento culturale di rilievo produce inevitabilmente una fase disarticolata.

Le sue aspettative, ha spiegato, sono che i primi tre anni restino difficili, perché togliere qualcosa a milioni di utenti giovani non può essere un processo lineare. Finora, però, nessuna azienda tecnologica è stata sanzionata per mancato rispetto del regime esistente.

Catherine Page Jeffery, docente presso la University of Sydney, ha sostenuto che l’aumento delle multe conta meno dell’uso concreto dei poteri già disponibili. Secondo la ricercatrice, la commissaria eSafety deve passare a una fase di applicazione più severa. A quasi sette mesi dall’introduzione del divieto, ha osservato, l’80% degli under 16 resta sui social, segno che le piattaforme potrebbero non star compiendo davvero i passi ragionevoli richiesti dalla legge.

Anche Page Jeffery ritiene che le aziende vogliano vedere la misura fallire, proprio perché altri Paesi, tra cui il Regno Unito, stanno osservando il caso australiano prima di introdurre regole simili.

L’opposizione sostiene il principio del divieto, ma attacca l’esecuzione. La portavoce della Coalizione per le Comunicazioni, Sarah Henderson, ha definito le restrizioni “raffazzonate” e incapaci di proteggere i minori dai potenziali danni online. Secondo la senatrice, servono strumenti di sicurezza sui dispositivi mobili accessibili ai genitori, interventi sugli algoritmi che alimentano lo scorrimento compulsivo dei contenuti e il blocco delle dirette per prevenire abusi sessuali su minori.

Il governo afferma che oltre cinque milioni di account sono stati cancellati, ma una ricerca guidata dalla University of Newcastle indica che fino all’85% dei minori di 16 anni continua a usare i social dopo l’entrata in vigore del divieto.

Le nuove norme permetteranno al regolatore di chiedere informazioni anche a terze parti, come fornitori di verifica dell’età e app store. I Verdi chiedono misure ancora più rigide. Per Sarah Hanson-Young, bisogna colpire big tech “dove fa male” e restituire agli utenti il controllo sui contenuti che vedono. Il divieto resta contestato in tribunale da Reddit e da due adolescenti sostenuti dal Digital Freedom Project. Ora il Partito laburista prova a trasformarlo da annuncio mondiale a legge applicabile.