MOSCA - Gli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche russe iniziano a produrre effetti anche sulla distribuzione del carburante. In Russia si registrano infatti code ai distributori e difficoltà nel reperire alcuni tipi di combustibile, una situazione che il presidente Vladimir Putin ha definito non ancora critica ma sufficiente da spingere il Cremlino a valutare un blocco totale delle esportazioni di diesel per garantire il mercato interno.
Intervenendo al congresso del partito Russia Unita e, successivamente, in un’intervista pubblicata dal Cremlino, Putin ha riconosciuto per la prima volta le difficoltà provocate dai continui bombardamenti ucraini sulle infrastrutture energetiche.
“In Russia ci sono file alle pompe di benzina e i tipi di carburante necessari non sono sempre disponibili”, ha ammesso il presidente russo, precisando tuttavia che la situazione resta sotto controllo. “Certo, questi attacchi alle strutture delle nostre infrastrutture creano problemi, è ovvio. Attualmente stiamo osservando una certa carenza, ma non è critica”, ha tenuto a chiarire.
Mosca sta valutando un blocco totale delle esportazioni di diesel con l’obiettivo di aumentare la disponibilità di carburante sul mercato interno e “minimizzare” gli effetti dei sempre più intensi attacchi ucraini contro il settore energetico russo.
Nel suo intervento al congresso di Russia Unita, convocato in vista delle elezioni parlamentari di settembre, Putin ha assicurato che il governo è consapevole delle difficoltà ma che la risposta sarà adeguata. “Vediamo i problemi. Li riconosciamo e stiamo reagendo. Ma garantiremo senza dubbio la sicurezza del Paese e dei nostri cittadini e l’inviolabilità dei nostri confini storici”, ha dichiarato.
Il presidente ha inoltre promesso che Mosca riuscirà a superare anche questa fase del conflitto. “Supereremo senza dubbio tutte le sfide che affrontiamo oggi, compresi gli attacchi terroristici contro il nostro territorio e le nostre infrastrutture”, ha affermato.
Putin ha quindi accusato l’Occidente di aver tentato senza successo di destabilizzare la Russia attraverso il sostegno all’Ucraina: “Volevano imporci una sconfitta strategica sul campo di battaglia. Volevano destabilizzare la nostra società ma falliscono sempre”, ha dichiarato.
Il presidente ha poi ribadito che gli avversari della Russia puntano a ridurne il peso internazionale. “Vogliono indebolirci con ogni mezzo, sbarazzarsi di noi come fattore mondiale che si è sempre frapposto al male. Nessuno ci è mai riuscito, non funzionerà ora e non funzionerà mai”, ha detto Putin. “La Russia può essere solo una potenza forte e indipendente, altrimenti non ci sarà più la Russia”.
Secondo il capo del Cremlino, qualsiasi segnale di debolezza verrebbe immediatamente sfruttato dai Paesi occidentali. “Non appena mostreremo un po’ di debolezza, smetteranno immediatamente di considerare la Russia e inizieranno a parlarle con il linguaggio della forza”, ha proseguito.
Rivolgendosi ai rappresentanti del partito in vista del voto parlamentare, Putin ha infine invitato tutte le forze politiche a preservare l’unità nazionale. “Sono fiducioso che durante l’attuale campagna elettorale, tutti i partiti e i candidati lavoreranno insieme per rafforzare la solidarietà del nostro popolo, anche durante i dibattiti più accesi, e non metteranno mai a repentaglio l’unità del nostro Paese. La Russia resiste con fermezza a tutti i tentativi di ostacolare il nostro sviluppo, e abbiamo forze e mezzi sufficienti, una volontà politica sufficiente. Nessuno dovrebbe dubitarne”, ha aggiunto.
Putin ha anche sostenuto che l’esercito ucraino starebbe arretrando lungo il fronte e che gli attacchi in profondità sul territorio russo sarebbero una conseguenza delle difficoltà militari di Kiev. L’Ucraina sta “perdendo posizioni in tutti i settori della linea del fronte” e per questo motivo “sta ricorrendo al terrorismo”, ha affermato il presidente russo.
Sul piano diplomatico, Putin ha confermato di essere disposto a riprendere il dialogo con Washington sull’Ucraina non appena gli Stati Uniti avranno concluso la fase più intensa della crisi con l’Iran. “Una volta terminata la fase calda della questione iraniana, aspettiamo l’arrivo di questi rappresentanti dell’amministrazione Usa che abbiamo già incontrato a Mosca”, ha dichiarato, riferendosi agli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner.
“Siamo pronti a continuare le trattative iniziate ad Anchorage” il 15 agosto del 2025 e “a esaminare i dettagli e i meccanismi” di un accordo, ha assicurato Putin, secondo quanto riferiscono i media russi.