BUENOS AIRES – A settant’anni dai fucilamenti di José León Suárez, la giustizia federale argentina ha riconosciuto che quei fatti costituiscono crimini contro l’umanità e ha attribuito allo Stato argentino la responsabilità della loro pianificazione, esecuzione e  successivo insabbiamento.

La decisione è stata adottata dalla giudice federale di San Martín, Alicia Vence, nell’ambito di un “Juicio por la Verdad” (processo per la verità), promosso dai familiari delle vittime. Oltre ad accertare la responsabilità dello Stato, la magistrata ha disposto una serie di misure riparatorie volte a preservare la memoria dei fatti e a offrire una riparazione simbolica alle vittime e ai loro discendenti.

La sentenza riguarda gli avvenimenti verificatisi tra la notte del 9 e la mattina del 10 giugno 1956, nel contesto della repressione scatenata dalla cosiddetta Revolución Libertadora (la dittatura militare instaurata doèpo il colpo di Stato del 1955, contro Juan Domingo Perón), in seguito al fallito sollevamento guidato dal generale Juan José Valle contro il governo militare al governo.

Secondo quanto accertato dal tribunale, le forze di polizia effettuarono una perquisizione illegale in un’abitazione della località bonaerense di Florida, dove arrestarono dodici persone. I fermati furono dapprima condotti in una stazione di polizia e successivamente trasferiti nei terreni adibiti a discarica della zona di José León Suárez, dove vennero fucilati senza processo.

Nel corso dell’operazione furono uccisi Nicolás Carranza, Francisco Garibotti, Vicente Rodríguez, Carlos Lizaso e Mario Brión, mentre altri sette arrestati riuscirono a sopravvivere.

Tra questi vi era Juan Carlos Livraga, la cui testimonianza fu decisiva per ricostruire i fatti e consentì, anni dopo, allo scrittore e giornalista Rodolfo Walsh di avviare l’inchiesta che portò alla pubblicazione di Operazione Massacro, considerata una delle opere fondatrici del giornalismo d’inchiesta in America Latina.

Nella sua decisione, la giudice Vence ha qualificato i fatti come perquisizione illegale, privazione illegittima della libertà personale aggravata, omicidio aggravato e tentato omicidio. Ha inoltre individuato le responsabilità lungo la catena di comando dell’epoca, chiamando in causa i dittatori Pedro Eugenio Aramburu e Isaac Rojas, l’allora capo della Side (i servizi segreti) Juan Constantino Quaranta e diversi dirigenti della polizia della provincia di Buenos Aires.

Poiché tutti i responsabili sono deceduti, non è più possibile procedere penalmente nei loro confronti. Tuttavia, la magistrata ha affermato che, se fossero stati processati, avrebbero dovuto essere condannati all’ergastolo.

La sentenza dispone inoltre una serie di misure di riparazione storica, tra cui la diffusione pubblica del provvedimento, l’installazione di cartelli e targhe commemorative nei luoghi dei sequestri e delle fucilazioni, la creazione di un sito della memoria nell’area delle ex discariche di José León Suárez e l’inserimento delle vittime nei registri statali dedicati ai casi di violenza istituzionale.

Il pronunciamento arriva a settant’anni dagli eventi e rappresenta il primo riconoscimento giudiziario formale del fatto che i fucilamenti di José León Suárez, uno degli episodi repressivi più emblematici della “Revolución Libertadora”, devono essere considerati crimini contro l’umanità.