BUENOS AIRES – Dopo oltre tre mesi di speculazioni sulla sua permanenza al governo e il suo futuro, Manuel Adorni ha lasciato definitivamente l’incarico di capo di Gabinetto.

Il presidente Javier Milei ha confermato ieri che Diego Santilli assumerà lo sostituirà e guiderà una nuova fase del governo nazionale. La cerimonia di insediamento è stata convocata per questo martedì 30 giugno, alle 16, alla Casa Rosada.

L’uscita di Adorni si è concretizzata al termine di una “reazione a catena” iniziata alcuni giorni fa, quando ha lasciato il ruolo di portavoce presidenziale. Il suo successore in quell’incarico, l’economista Adrián Ravier, sarà inoltre il responsabile del coordinamento della transizione amministrativa tra le due gestioni insieme alla nuova squadra.

Le dimissioni di Adorni sono state comunicate attraverso una lettera diffusa sui suoi profili social, poche ore prima della terza partita della nazionale argentina ai Mondiali (contro la Giordania). Una scelta dei tempi che ha inevitabilmente ricordato la decisione dell’allora ministro dell'Economia Martín Guzmán, che nel 2022 annunciò il proprio addio con la stessa modalità, mentre Cristina Fernández de Kirchner stava presiedendo un evento pubblico.

Sebbene il governo abbia evitato di collegare le dimissioni all’indagine giudiziaria che coinvolge l’ormai ex funzionario per presunto arricchimento illecito e riciclaggio di denaro, l’uscita è avvenuta mentre il procedimento continuava ad avanzare.

Nelle sue prime dichiarazioni pubbliche, Santilli ha rivelato che, secondo Milei, Adorni era “moralmente distrutto” e che aveva deciso di farsi da parte, per affrontare il processo giudiziario senza ricoprire incarichi pubblici.

Ha inoltre sottolineato che l’ex capo di Gabinetto si è dimesso anche dal consiglio di amministrazione di Ypf e ha affermato che dovrà rispondere davanti alla Giustizia “senza immunità né privilegi”.

Nel frattempo, l’inchiesta giudiziaria continua a registrare nuovi sviluppi. L’avvocato Gregorio Dalbón (tra l’altro, difensore di Cristina Kirchner) ha presentato un’istanza al procuratore federale Gerardo Pollicita, per chiedegli di disporre la custodia cautelare in carcere per Adorni oppure, in subordine, di vietargli l’uscita dal Paese e di ritirargli il passaporto.

L’istanza sostiene che esistano rischi di fuga e di intralcio alle indagini. Tra gli argomenti, cita la capacità economica attribuita all’ex funzionario, l’accesso a voli privati e la perdita del suo principale legame istituzionale con lo Stato dopo le dimissioni. Inoltre, fa riferimento a un presunto tentativo di influenzare un testimone considerato chiave nell’inchiesta e ripercorre diverse operazioni immobiliari che fanno parte del fascicolo in mano alla magistratura.

Il testimone in questione sarebbe Matías Tabar, costruttore incaricato di realizzare le ristrutturazioni di lusso nella residenza di Adorni, il cui pagamento è uno dei temi al centro dell’inchiesta

Con l’uscita di Adorni, Milei modifica nuovamente una delle aree più sensibili della sua amministrazione. Santilli diventa il quarto capo di Gabinetto dell'attuale Governo, dopo Nicolás Posse, Guillermo Francos e lo stesso Adorni.

L’esponente del Pro arriva all’incarico dopo aver guidato per quasi sette mesi il ministero dell'Interno. Da quella posizione ha svolto un ruolo centrale nei rapporti con i governatori e nelle trattative parlamentari che hanno consentito alla maggioranza di fare approvare progetti chiave, tra cui il Bilancio 2026 e la riforma del lavoro.

Nella sua prima intervista da capo di Gabinetto designato, Santilli – considerato una “colomba” e un uomo del dialogo – ha anticipato che cercherà di rafforzare la costruzione di consenso per promuovere le riforme ancora in sospeso.

Ha affermato che il governo manterrà l’attuale rotta economica, ha evidenziato il rallentamento dell’inflazione registrato negli ultimi mesi e ha assicurato che l’obiettivo continuerà a essere quello di portare avanti cambiamenti strutturali che, a suo avviso, consentiranno una crescita sostenuta nei prossimi decenni.

Ha inoltre definito lamministrazione Milei “il governo più riformista della storia” e ha assicurato che il Gabinetto continuerà a concentrarsi sull’attuazione del programma di trasformazioni promosso dal presidente.