WASHINGTON - Tripla battuta d’arresto per Donald Trump davanti alla Corte Suprema, ma anche una vittoria sul fronte del controllo della burocrazia federale.

I giudici hanno infatti respinto il ricorso del presidente contro la condanna a risarcire la giornalista E. Jean Carroll per aggressione sessuale e diffamazione.

Hanno inoltre bloccato il tentativo di rimuovere la governatrice della Federal Reserve Lisa Cook e confermato la validità dei voti per corrispondenza ricevuti fino a cinque giorni dopo l’Election Day, purché spediti entro la chiusura delle urne.

Nella stessa giornata, tuttavia, la Corte ha ampliato i poteri del presidente, stabilendo che il capo della Casa Bianca può licenziare senza giusta causa i vertici delle agenzie federali indipendenti. 

La Corte Suprema ha respinto l’appello presentato da Trump contro la sentenza che lo condanna a pagare 5 milioni di dollari di risarcimento alla giornalista e scrittrice E. Jean Carroll.

Il presidente aveva chiesto ai giudici di annullare il verdetto, emesso nel 2023 da una giuria, che lo aveva ritenuto responsabile di aggressione sessuale e diffamazione.  

Trump ha reagito duramente alla decisione con una serie di messaggi pubblicati su Truth Social. Si tratta di “una causa fasulla intentata contro di me da una donna che non ho mai incontrato”, ha scritto, dicendosi “sorpreso” dalla decisione della Corte e parlando di “un’ingiustizia che non può essere tollerata”.  

Il presidente Usa ha assicurato che “continuerò a combattere con tutte le mie forze contro questa strumentalizzazione e questa guerra legale intentata contro di me, compresa la ridicola accusa di diffamazione”, sostenendo che “questa causa è in realtà contro gli Stati Uniti d’America e tutto ciò che rappresentano e non dovrebbe mai essere permesso che accada a un altro presidente o candidato”. 

Il tycoon ha inoltre ribadito che la legge approvata dallo Stato di New York, che ha consentito alle vittime di abusi sessuali di presentare azioni civili anche per fatti risalenti nel tempo, sarebbe stata introdotta per colpirlo direttamente.

“Lo Stato di New York ha creato una legge con l’obiettivo di ‘incastrarmi’ ingiustamente. È stata creata su misura e questa ingiustizia non può essere tollerata!”, ha scritto ancora. 

Carroll aveva denunciato che Trump l’aveva aggredita sessualmente a metà degli anni Novanta, all’interno di un grande magazzino di New York, e successivamente l’aveva diffamata, accusandola di essersi inventata tutto per promuovere un suo libro.

Trump ha sempre respinto ogni accusa e, nel ricorso, aveva sostenuto che il giudice federale Lewis Kaplan avesse commesso diversi errori durante il processo, consentendo anche la testimonianza di altre due donne che lo accusavano di aggressioni sessuali. 

“La decisione odierna della Corte Suprema conferma una volta per tutte il verdetto unanime della giuria, secondo cui il presidente Donald Trump ha aggredito sessualmente e diffamato E. Jean Carroll – ha dichiarato l’avvocata della giornalista, Roberta Kaplan –. I suoi molteplici tentativi di impugnare tale verdetto sono tutti falliti e la sentenza odierna pone fine al suo tentativo di sottrarsi alle proprie responsabilità”. 

Un portavoce del team legale del presidente ha invece affermato che “il popolo statunitense è al fianco del presidente Trump nel chiedere la fine immediata di qualsiasi caccia alle streghe, compresa la farsa finanziata dai democratici delle bufale di Carroll”.

Nella nota si legge inoltre che “il presidente Trump continuerà a vincere nella guerra legislativa dei liberali, mentre continua a concentrarsi sulla sua missione di rendere l’America di nuovo grande”. 

Con un’altra decisione, adottata con cinque voti favorevoli e quattro contrari, la Corte Suprema ha respinto il tentativo dell’amministrazione Trump di licenziare la governatrice della Federal Reserve Lisa Cook, che resterà quindi in carica. Secondo i media statunitensi, la decisione rappresenta una battuta d’arresto per il presidente e riafferma il principio di indipendenza della banca centrale.

Cook ha accolto con favore il verdetto, affermando che la sentenza “conferma un principio che da generazioni è alla base di una gestione economica solida: la Federal Reserve deve prendere tutte le sue decisioni politiche basandosi su dati concreti e su un giudizio indipendente, libera da interferenze politiche”, ha dichiarato. 

Trump ha replicato immediatamente su Truth Social. “La causa Cook, relativa alla sua idoneità a sedere nel Consiglio della Federal Reserve, è stata respinta dalla Corte Suprema per una questione strettamente procedurale. Adotteremo immediatamente le misure appropriate per garantire che una persona che ha commesso illeciti non possa prendere decisioni vitali riguardanti il benessere degli Stati Uniti d’America”, ha scritto. 

I giudici hanno inoltre confermato, sempre con una maggioranza di 5 a 4, la legge del Mississippi che considera valide le schede votate per corrispondenza se spedite entro l’Election Day, anche quando arrivano fino a cinque giorni lavorativi dopo la chiusura dei seggi. 

La decisione rappresenta una sconfitta per l’amministrazione Trump, che aveva sostenuto il ricorso contro la normativa, ritenendo che il conteggio delle schede ricevute successivamente compromettesse l’integrità delle elezioni federali. Secondo i media Usa, il pronunciamento potrebbe avere effetti anche su altri Stati che adottano regole analoghe in vista delle elezioni di novembre. 

Hanno votato contro i giudici Samuel Alito, Clarence Thomas, Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh. Nella motivazione della sentenza, la giudice Amy Coney Barrett ha scritto che “la scelta dell’elettore si compie quando il voto viene espresso, non quando la scheda viene ricevuta”. Il segretario di Stato del Mississippi, Michael Watson, aveva difeso la legge sostenendo che il requisito fondamentale è che gli elettori votino entro l’Election Day, indipendentemente dal momento in cui la scheda venga materialmente recapitata. 

Nella stessa giornata è arrivata però anche una vittoria significativa per Trump. La Corte Suprema ha infatti stabilito che il presidente può rimuovere senza giusta causa i vertici delle agenzie federali indipendenti, autorizzando il licenziamento della commissaria democratica della Federal Trade Commission, Rebecca Slaughter.  

Secondo i media statunitensi, la decisione rafforza il controllo della Casa Bianca sulla burocrazia federale e rappresenta un’importante vittoria per l’amministrazione Trump nel tentativo di estendere i poteri dell’esecutivo sulle agenzie indipendenti.