ROMA - La maggioranza si prepara a una settimana delicata al Senato, dove si incrociano due partite politiche: il decreto su giustizia e migranti, atteso in Aula da martedì, e la riforma della legge elettorale, ancora segnata dallo scontro sulle preferenze dopo la bocciatura dell’emendamento alla Camera. 

Il confronto tra i leader resta sullo sfondo, ma il nodo principale è a Palazzo Madama. Sul decreto giustizia e migranti resta aperta la disputa sulle cosiddette “intercettazioni a strascico”, mai risolta tra Forza Italia e Fratelli d’Italia. Sul fronte della legge elettorale, invece, pesa la questione delle preferenze, respinte a Montecitorio ma ancora difese dalla maggior parte dei meloniani, a partire da Ignazio La Russa. 

Il presidente del Senato sostiene la riforma con le preferenze e richiama gli alleati ai rischi di una nuova battuta d’arresto. “Bocciare una legge non sarebbe come aver bocciato un emendamento”, ha avvertito.  

Il messaggio è rivolto soprattutto al centrodestra, e il significato è che un nuovo stop alla Camera, in terza lettura e magari ancora con voto segreto, potrebbe aprire una crisi molto più seria. La premier Giorgia Meloni, del resto, ha già lasciato intendere che in quel caso si andrebbe probabilmente al voto. 

La legge elettorale occuperà i senatori per tutta la settimana con le 26 audizioni chieste dai gruppi, e solo dopo sarà fissato il termine per gli emendamenti e diventeranno più chiari tempi e intenzioni dei partiti. 

A spingere di più, su entrambi i fronti, è Fratelli d’Italia. Sul decreto giustizia e migranti il partito insiste sull’estensione delle intercettazioni per i reati “spia” della mafia in più indagini, attraverso un emendamento legato anche all’appello del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo.  

Andrea De Priamo, presidente della commissione Affari costituzionali, ha già chiarito che se la proposta dovesse saltare ora, perché ritenuta inammissibile, sarà ripresentata “in un successivo provvedimento”. 

Forza Italia mantiene invece una linea di freno, soprattutto sulla giustizia. Il no degli azzurri all’allargamento delle intercettazioni resta netto e viene motivato con la difesa delle garanzie costituzionali.  

Giorgio Mulè riconosce che il procuratore nazionale antimafia ha “piena legittimazione a chiedere o a suggerire modifiche alla legislazione”, ma aggiunge: “Chi fa le leggi è il Parlamento, il magistrato le applica”.  

Il calendario rende il passaggio ancora più complicato. Il decreto, che contiene norme sul Patto europeo sulla migrazione e l’asilo e disposizioni sull’attività giudiziaria, dovrà essere votato dal Senato entro giovedì e chiuso definitivamente entro l’11 agosto.  

In commissione il testo si è arenato sotto oltre 500 emendamenti delle opposizioni e sul nodo dell’emendamento di FdI, mai discusso per mancanza di tempo. 

Fonti di governo spiegano che alcune correzioni al testo saranno comunque necessarie. Per questo, al momento, non sarebbe previsto il voto di fiducia.  

Tuttavia, l’assenza della fiducia, unita alla pioggia di emendamenti annunciata dalle opposizioni, rischia di allungare i tempi e di trasformare la settimana parlamentare in un test politico per tutta la coalizione.