MELBOURNE – Le difficoltà del commercio al dettaglio australiano si riflettono sui conti di Myer, che ha registrato un netto peggioramento della domanda tra giugno e luglio dopo il recupero osservato a maggio.

Il gruppo, che gestisce gli omonimi grandi magazzini e cinque catene di abbigliamento, attribuisce il rallentamento alla persistente crisi del costo della vita, ai rincari dei carburanti, agli aumenti dei tassi d’interesse e alla minore vivacità del mercato immobiliare.

Secondo la presidente esecutiva Olivia Wirth, la seconda metà dell’esercizio è stata caratterizzata da condizioni molto più instabili e difficili rispetto ai due semestri precedenti. Il clima più mite del previsto nelle principali città australiane ha inoltre ridotto la domanda di prodotti invernali.

Myer ha cercato di sostenere le vendite attraverso campagne promozionali, senza riuscire a compensare pienamente la debolezza della spesa non essenziale.

La vice capo economista di AMP, Diana Mousina, ha osservato che le dichiarazioni dell’azienda sono coerenti con gli ultimi indicatori sul clima di fiducia. Il Westpac-Melbourne Institute Consumer Index, basato su un sondaggio mensile condotto su 1.200 adulti, resta infatti vicino ai livelli solitamente associati a una recessione.

Mousina ha tuttavia precisato che la spesa complessiva delle famiglie non è crollata. I consumi discrezionali restano sotto la media, ma continuano a mostrare una tenuta superiore a quella suggerita dagli indici di fiducia.

Il comparto dei grandi magazzini da anni si trova a fare i conti con la concorrenza delle piattaforme online, delle catene specializzate e dei marchi internazionali.

Nonostante il deterioramento dell’ultima parte dell’esercizio, concluso il 25 luglio, Myer ha registrato vendite complessive per 4,09 miliardi di dollari, in aumento dello 0,3 per cento rispetto al 2024-25. La crescita è stata trainata dai settori casa, abbigliamento femminile e prodotti per bambini.

Le vendite comparabili sono salite dello 0,7 per cento. I grandi magazzini Myer hanno segnato lo stesso incremento, mentre le catene di abbigliamento hanno perso l’1,3 per cento.

Just Jeans ha ottenuto risultati positivi, mentre Portmans ha mostrato le maggiori difficoltà. Nel corso dell’anno, il gruppo ha chiuso 38 negozi dei propri marchi di moda e ne ha aperti 14.

Restano inoltre irrisolti i problemi del centro di distribuzione robotizzato di Ravenhall, costato 48 milioni di dollari, dove parte delle scorte era rimasta bloccata durante il periodo natalizio del 2024.

Dopo l’aggiornamento, le azioni Myer hanno perso il 9,2 per cento, scendendo a 23 centesimi, il livello più basso degli ultimi quattro anni.