WASHINGTON - Donald Trump ha, ancora un avolta, rimescolato le carte degli equilibri mondiali, annunciando un accordo con Vladimir Putin che prevede la sospensione, per sei mesi, delle restrizioni statunitensi sulla vendita di gasolio russo ai mercati internazionali.
Una decisione arrivata mentre a Miami era in corso un incontro tra una delegazione ucraina, i consiglieri per la sicurezza nazionale di Francia, Germania e Regno Unito, rappresentanti della Nato e della Commissione europea e gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner.
Al centro dei colloqui in Florida c’erano le garanzie di sicurezza per Kiev, la ricostruzione postbellica e una possibile tregua sulle infrastrutture energetiche e sulle rotte del grano. Nello stesso momento, però, Trump stava parlando al telefono con Putin per definire un’intesa energetica che, nelle intenzioni della Casa Bianca, dovrebbe contribuire ad abbassare i prezzi del diesel negli Stati Uniti e sui mercati mondiali.
Putin ha confermato l’accordo, dicendosi “fiducioso” che avrà effetti positivi sull’economia globale. Trump, su Truth Social, ha spiegato che la Russia fornirà immediatamente oltre 300.000 tonnellate di gasolio, altre 500.000 a novembre e un milione subito dopo, con ulteriori tre milioni di tonnellate previste in base alla capacità delle raffinerie russe.
Cifre che, secondo gli analisti di Bloomberg potrebbero soltanto aiutare un “raffreddamento dei prezzi”, perché non è certo che Mosca sia in grado di esportare il carburante, a causa dei ripetuti attacchi ucraini alle infrastrutture russe, ma anche perché “si tratta di un incremento modesto, visto che solo gli Stati Uniti consumano 3,7 milioni di barili di diesel al giorno su una produzione di 5,3 milioni”.
L’annuncio arriva strategicamente a poche settimane dalle elezioni di Midterm, in una fase in cui il costo dei carburanti resta un tema particolarmente sensibile per gli elettori americani.
Immediata la reazione di Kiev. Volodymyr Zelensky ha accusato Washington di fare “regali a Putin” e ha avvertito che consentire alla Russia di vendere prodotti petroliferi significa finanziare una guerra che dovrebbe invece essere fermata.
Fonti ucraine citate da Axios e dal Kyiv Independent hanno riferito sorpresa e irritazione per il tempismo dell’annuncio. Secondo quanto riportato, Mosca avrebbe chiesto a Washington una revoca almeno parziale delle sanzioni in cambio di una sospensione reciproca degli attacchi contro infrastrutture energetiche e rotte del Mar Nero.
L’intesa mette così in evidenza la distanza crescente tra Washington e gli alleati europei sul modo di gestire il rapporto con Mosca. Un alto funzionario ucraino ha definito l’annuncio della Casa Bianca “una trappola”, sottolineando che a Miami erano presenti anche rappresentanti europei impegnati nelle trattative con gli Stati Uniti.
Il presidente americano ha poi attaccato direttamente Zelensky, sostenendo che “è giunto il momento che l’Ucraina abbia un nuovo presidente”, accusandolo di non voler raggiungere un accordo. Ha inoltre criticato gli attacchi ucraini contro le raffinerie russe, invitando Kiev a cambiare leadership per favorire un’intesa.
La posizione della Casa Bianca si inserisce in un quadro che anche il segretario di Stato Marco Rubio ha definito potenzialmente esplosivo. La scorsa settimana Rubio aveva avvertito che il livello delle ostilità tra Russia e Ucraina comporta un rischio concreto di escalation, ribadendo che Washington non ritiene possibile una soluzione esclusivamente militare al conflitto.
Molto diversa la linea europea. L’Alta rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, ha escluso un allentamento della pressione su Mosca: “Non è questo il momento di farlo e l’Europa non lo farà”.
Anche Berlino ha ribadito che continuerà a mantenere le sanzioni esistenti e a lavorare con gli altri Paesi dell’Unione per prepararne di nuove, confermando al tempo stesso il proprio sostegno a Kiev.
Analoga la posizione del Regno Unito, che ha assicurato di voler mantenere “la pressione sulla Russia” attraverso quello che Londra definisce il più severo regime sanzionatorio mai imposto.
Intanto, la guerra sul campo non si ferma. È salito a 20 morti, tra cui tre bambini, il bilancio dell’attacco russo che ha colpito un edificio residenziale di cinque piani con bombe aeree guidate nella città di Zaporizhzhia.
Secondo il Servizio statale di emergenza ucraino, altre 18 persone sarebbero rimaste ferite, tre delle quali minori. Poco prima, l’aeronautica ucraina aveva segnalato il lancio di ordigni da parte di un velivolo tattico diretto verso la città.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha collegato il raid alla recente decisione americana di sospendere parte delle sanzioni sulle esportazioni russe di diesel. “La Russia ha espresso il suo ringraziamento lanciando cinque bombe guidate su edifici residenziali a Zaporizhzhia”, ha scritto su X, aggiungendo che tredici regioni ucraine sono state colpite nelle stesse ore.
Attacchi sono stati segnalati anche a Kharkiv, dove un drone ha centrato una struttura medica ferendo due persone. Mosca ha annunciato di aver conquistato gli insediamenti di Lukashove e Lobanivka, nella regione di Kharkiv. Mentre nella capitale Kiev nuovi bombardamenti hanno provocato vaste interruzioni di corrente.
Il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov ha affermato che Vladimir Putin resta disponibile a una soluzione diplomatica, ma ha accusato Kiev di aver compromesso il dialogo con un massiccio attacco di droni durante le elezioni russe. E Volodymyr Zelensky si trova in una situazione molto delicata dopo il voltafaccia americano.
Secondo il Financial Times, Washington avrebbe minacciato di interrompere la condivisione di intelligence con Kiev se l’Ucraina continuerà a colpire le raffinerie russe.
Putin e Donald Trump sembrano aver ritrovato il loro rapporto privilegiato, dal Cremlino fanno infatto sapere che i due leader potrebbero avere un incontro informale durante il prossimo vertice Apec in Cina.