CANBERRA – Partito laburista e Coalizione hanno raggiunto un’intesa sulle nuove regole destinate a spingere le grandi piattaforme digitali a pagare le case editrici australiane per l’utilizzo dei loro contenuti giornalistici.
Il meccanismo proposto dal governo federale, denominato News bargaining incentive, riguarderà società come Google, Meta e TikTok e le incoraggerà a concludere accordi commerciali con le organizzazioni editoriali.
Le aziende che raggiungeranno intese con le case editrici verseranno al governo una quota inferiore dei propri ricavi pubblicitari australiani rispetto a quelle che rifiuteranno di negoziare.
Dopo avere presentato all’inizio di agosto la versione finale della normativa, successiva alla consultazione pubblica, il governo ha accettato ulteriori modifiche per assicurarsi l’appoggio della Coalizione.
Tra queste figura l’obbligo per le società tecnologiche di sottoscrivere almeno otto accordi per poter compensare i pagamenti dovuti al governo.
Ogni singola intesa potrà inoltre rappresentare al massimo il 25 per cento dell’importo complessivo, una misura pensata per distribuire i fondi tra più operatori e tenere conto della loro presenza e del loro peso nel mercato.
Per esempio, Australian Associated Press riceverà il 5 per cento delle entrate raccolte dal governo attraverso il nuovo sistema.
Il viceministro del Tesoro Daniel Mulino ha sostenuto che la riforma rafforzerà il settore dei media australiani “dalle grandi aziende fino alle più piccole”.
Il ministro delle Comunicazioni Anika Wells ha affermato che l’obiettivo è garantire ai giornalisti una quota equa dei ricavi generati dalle piattaforme che traggono beneficio dalle notizie prodotte in Australia.
“Un settore dei media diversificato, forte e sostenibile è una parte essenziale di una democrazia solida”, ha dichiarato.
Le modifiche si aggiungono ad altre iniziative già previste, tra cui un programma di finanziamenti per piccoli editori e nuove imprese del settore, l’inclusione di piattaforme professionali come LinkedIn e un ampliamento della definizione di giornalista.
Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, aveva già bocciato la proposta a giugno, definendola una tassa iniqua e sostenendo che non garantirebbe, da sola, un settore dell’informazione più diversificato e sostenibile.
L’accordo politico riduce però uno degli ostacoli principali all’approvazione della riforma e porta il nuovo sistema più vicino all’entrata in vigore.