ROMA – Non si sono fatte attendere le repliche del centrosinistra alle parole pronunciate da Giorgia Meloni dal palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, soprattutto riguardo l’annuncio della presidente del Consiglio di voler introdurre, per legge, un tetto al numero di studenti stranieri per classe e il divieto di burqa e niqab negli istituti scolastici.
Dal Pd ad Alleanza Verdi Sinistra, passando per +Europa e Italia Viva, le opposizioni la accusano di spostare il confronto sui temi identitari e di inseguire la destra.
La segretaria del Pd Elly Schlein ha ricordato che esistono già indicazioni ministeriali che prevedono una soglia del 30% di studenti con cittadinanza non italiana nelle singole classi e ha richiamato i dubbi sulla possibilità concreta di applicare un nuovo limite rigido.
La questione riguarda soprattutto gli istituti che si trovano in territori caratterizzati da un’elevata presenza di famiglie di origine straniera, dove potrebbe risultare difficile ricollocare gli studenti in altre scuole. Proprio le difficoltà incontrate nell’applicazione delle disposizioni esistenti sarebbero tra le ragioni che spingono il governo a intervenire con una norma primaria, dotata quindi di maggiore forza rispetto a una circolare ministeriale.
Alle critiche ha replicato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Secondo il ministro, l’opposizione sembra avere “nostalgia dell’Alabama anni ’50” e finisce indirettamente per sostenere la creazione di “classi ghetto”, con studenti stranieri concentrati in alcuni istituti e italiani in altri.
Valditara ha risposto anche alle contestazioni sul divieto del burqa, accusando le opposizioni di voler tutelare le diverse identità anche quando queste siano, a suo giudizio, “espressione di una concezione patriarcale della donna”. “Insomma, progressisti a corrente alternata”, ha commentato.
Alleanza Verdi Sinistra contesta però alla radice l’impostazione scelta dall’esecutivo. “Siamo alle solite: Meloni fa annunci senza senso prendendo in giro gli italiani per inseguire Vannacci”, ha dichiarato la deputata Elisabetta Piccolotti, ricordando che il limite del 30% era già stato previsto da una circolare dell’allora ministra Mariastella Gelmini.
Piccolotti ha sottolineato che quella soglia può essere derogata proprio per tenere conto della distribuzione territoriale della popolazione scolastica e ha rilanciato la proposta di Avs di ridurre a 20 il numero massimo di studenti per classe.
Secondo la deputata, classi meno numerose permetterebbero di migliorare la qualità della didattica, offrire percorsi maggiormente individualizzati e seguire più efficacemente sia gli studenti con background migratorio, sia quelli con disabilità.
Critiche anche sul divieto del velo integrale. Piccolotti ha chiesto se il governo intenda affiancare ai divieti anche “strumenti di emancipazione” per gli studenti provenienti da famiglie che ha definito “oscurantiste”, accusando l’esecutivo di affidarsi esclusivamente alla logica delle proibizioni.
Secondo Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Pd, annunciare da un palco di partito “un provvedimento in arrivo in Cdm, con tetti alle classi, obblighi per le famiglie e divieti sull’abbigliamento” avrebbe poco a che vedere con le reali necessità del sistema scolastico.
“Non c’è una sola misura che risponda a un bisogno educativo”, ha sostenuto Manzi, secondo la quale “l’inclusione si costruisce con risorse, non con barriere”.
Lo scontro si è poi allargato oltre la scuola. Chiamata direttamente in causa dalla presidente del Consiglio durante il suo intervento a Fenix, Schlein ha replicato contestando i risultati rivendicati dal governo su università, sanità ed economia.
“La presidente Meloni continua ad avere problemi con la sua calcolatrice”, ha affermato la leader dem, sostenendo che, nonostante gli aumenti in termini assoluti, la spesa per alcuni settori sarebbe diminuita se rapportata al Pil o all’inflazione.
Schlein ha quindi attaccato l’esecutivo sull’andamento della produzione industriale, sul costo dell’energia, sull’aumento dei prezzi e sul livello degli stipendi, contrapponendo questi dati al bilancio tracciato dalla presidente del Consiglio.
Infine, la segretaria del Pd ha riportato il confronto direttamente sul terreno elettorale: “Deve dirci lei quando andremo a votare, perché prima poniamo fine ai suoi fallimenti e meglio è”.