WASHINGTON – La guerra degli Stati Uniti contro l’Iran è costata finora 37,5 miliardi di dollari americani, pari a circa 53,4 miliardi di dollari australiani, secondo il segretario alla Difesa Pete Hegseth.

La cifra, comunicata durante un’audizione al Senato, rappresenta un aumento di quasi otto miliardi rispetto all’ultima stima pubblica. Hegseth ha precisato che il totale comprende alcune componenti già sostenute e le spese previste fino al 30 settembre, senza però spiegare nel dettaglio il metodo utilizzato dal Pentagono per arrivare al calcolo.

A marzo, una fonte aveva riferito che l’amministrazione Trump stimava in almeno 11,3 miliardi di dollari americani il costo dei primi sei giorni di operazioni.

Davanti alla commissione Bilancio del Senato, Hegseth ha inoltre avvertito che, senza un finanziamento urgente, le forze armate dovranno ridurre le attività di addestramento.

All’audizione ha partecipato anche il presidente dello Stato maggiore congiunto, generale Dan Caine. Per entrambi si è trattato del primo confronto pubblico con i parlamentari dalla ripresa delle operazioni militari contro Teheran all’inizio del mese.

Il tema delle spese belliche è destinato a entrare nella campagna per le elezioni di metà mandato, previste tra sei mesi. I Repubblicani di Donald Trump rischiano una battaglia difficile per mantenere il controllo della Camera, mentre i Democratici cercano di collegare l’impopolarità del conflitto all’aumento del costo della vita.

La fragile tregua tra Washington e Teheran è crollata all’inizio del mese. Da allora, entrambe le parti hanno condotto attacchi quotidiani.

Nel fine settimana, il numero dei militari statunitensi morti è salito a 17. Le autorità stanno inoltre esaminando i resti di un altro soldato disperso dopo un attacco contro una base in Giordania. Due delle vittime confermate sono state uccise durante un’azione iraniana contro personale americano nello stesso Paese.

I feriti sarebbero circa 430 dall’inizio del conflitto, scoppiato alla fine di febbraio. Il Pentagono ha riferito che cento militari sono rimasti feriti dal 7 luglio, ma il 96 per cento di loro è già tornato in servizio.

Trump ha intanto minacciato di ampliare la lista degli obiettivi, includendo centrali energetiche, ponti e l’isola petrolifera iraniana di Kharg. Il presidente ha inoltre evocato l’invio di truppe di terra e un attacco contro Pickaxe Mountain, struttura sotterranea collegata al programma nucleare, affermando che il sito potrebbe essere colpito “molto presto”.