DUBAI - L’Iran ha lanciato nuovi attacchi contro basi militari statunitensi negli Stati del Golfo, in risposta agli ultimi raid americani, aggravando ulteriormente la tenuta di un cessate il fuoco già ridotto a formula diplomatica.
Le operazioni sono state condotte nel giorno dei funerali dell’ayatollah Ali Khamenei, sepolto nel santuario dell’Imam Reza a Mashhad dopo una settimana di cortei, cerimonie e raduni. La guida suprema iraniana era stata uccisa da un attacco aereo statunitense il 28 febbraio, primo giorno della guerra.
Il corpo è stato trasportato lentamente su un mezzo pesante attraverso strade gremite. I partecipanti, vestiti di nero, hanno sventolato bandiere iraniane, fotografie del leader morto e cartelli rossi con slogan rivoluzionari. La cerimonia ha offerto a Teheran una cornice politica per presentare le nuove azioni militari come rappresaglia e prova di continuità del potere.
La marina dei Guardiani della Rivoluzione ha accusato gli Stati Uniti di ostacolare la graduale riapertura dello Stretto di Hormuz, intervenendo nel reindirizzamento delle navi. Secondo i Guardiani, il traffico nel passaggio marittimo è tornato a circa il 50% dei livelli precedenti alla guerra, ma solo per le imbarcazioni autorizzate a seguire le rotte indicate da Teheran. Ogni altra interferenza americana, hanno avvertito, provocherà una “risposta schiacciante”.
L’esercito iraniano ha dichiarato di avere colpito sistemi Patriot nel Kuwait, un sito di allerta precoce nel Qatar e un deposito di carburante dell’esercito statunitense nel Bahrain. I Guardiani hanno poi rivendicato il lancio di dieci missili balistici contro la base militare di Azraq, in Giordania, usata dalle forze americane, e contro un centro di controllo statunitense in Medio Oriente.
Il Kuwait ha riferito di avere intercettato un missile da crociera, tre missili balistici e dieci droni nel proprio spazio aereo. Una persona è rimasta ferita da frammenti caduti al suolo. In Giordania sono suonate le sirene dopo il rilevamento di missili partiti dall’Iran: otto sarebbero stati intercettati, senza danni né feriti.
Sul fronte opposto, lo US Central Command ha comunicato di avere colpito circa 90 obiettivi militari iraniani, tra difese aeree, assetti di sorveglianza costiera e depositi di missili e droni. Donald Trump ha scritto su Truth Social che l’azione era una ritorsione per l’attacco a navi commerciali e ha avvertito che un nuovo episodio avrebbe conseguenze più pesanti.
Il presidente americano, dal vertice NATO in Turchia, ha però sostenuto di non prevedere una guerra prolungata. Per lui, il memorandum con l’Iran è ormai “finito”, ma Washington afferma di restare impegnata in una soluzione negoziata, con colloqui tecnici ancora in corso.
Israele osserva e minaccia. Il ministro della Difesa Israel Katz ha detto che l’esercito è pronto a riprendere la campagna contro l’Iran, riconquistare superiorità aerea e colpire “anche una terza volta, se necessario”. Se Israele dovrà tornare all’azione, ha aggiunto, lo farà “con forza ancora maggiore”.