SEUL - La Corea del Sud guarda con crescente interesse alla Mongolia, considerandola un tassello cruciale nella propria strategia nazionale di diversificazione degli approvvigionamenti. La caccia è aperta sui materiali critici, risorse ormai indispensabili per comparti industriali strategici come la produzione di batterie, i semiconduttori, l’automotive elettrico, l’industria della difesa e le tecnologie verdi. In questo contesto, la recente visita di Stato del presidente sudcoreano Lee Jae-myung a Ulan Bator ha impresso una forte accelerazione politica a un dossier che Seul considera a tutti gli effetti parte integrante della propria sicurezza nazionale. 

Intervenendo al Forum economico bilaterale, che ha visto la partecipazione di circa 300 imprenditori attivi nei settori dell’industria, dell’energia, della finanza, del digitale e della distribuzione, Lee ha indicato i due Paesi come “partner ideali”. Alla base dell’alleanza c’è una netta complementarità strutturale: da un lato la Mongolia, che dispone di sterminati giacimenti di rame, molibdeno, tungsteno e terre rare; dall’altro la Corea del Sud, pronta a mettere sul piatto capitali, logistica, ingegneria, capacità tecnologiche e know-how industriale. 

“Se la Mongolia, Paese ricco di risorse, e la Repubblica di Corea, sviluppata nei settori della tecnologia, del capitale e della logistica, collaborano, potranno creare una chiara sinergia nelle catene di approvvigionamento”, ha affermato Lee, esortando il mondo delle imprese a unire le forze. 

Durante il vertice, il presidente sudcoreano ha annunciato l’intenzione di ampliare il raggio d’azione del cosiddetto modello “Mongtan”, un ecosistema di cooperazione nato originariamente dall’espansione oltreconfine delle aziende di servizi e grande distribuzione coreane. Secondo la visione di Lee, questo schema mutuale può oggi compiere un salto di qualità, estendendosi dalla logistica e dalla catena del freddo fino a comparti complessi come la finanza, la sanità, l’istruzione, l’intelligenza artificiale e, in primo luogo, l’estrazione delle risorse strategiche. 

A suggellare lo spirito della missione, il leader di Seul ha affidato a un post su X un antico adagio locale: “Un proverbio mongolo dice che la forza di molti è come un mare di cui non si può misurare la fine”, auspicando che i colloqui di Ulan Bator segnino l’avvio di una nuova stagione di scambi commerciali. 

La solida cornice politica dell’incontro è stata ulteriormente rafforzata dai progressi nel negoziato sul Comprehensive Economic Partnership Agreement. Questo accordo bilaterale mira a delineare un quadro normativo stabile e prevedibile per investimenti e progetti industriali. Lee ha infatti tenuto a specificare che la partnership non dovrà limitarsi al solo passaggio delle materie prime, ma dovrà poggiare su regole chiare, standard condivisi, infrastrutture moderne e istituzioni capaci di mitigare i rischi per gli investitori. 

Il potenziale minerario della Mongolia rimane ad oggi esplorato solo in parte, rendendo il Paese un’attrazione formidabile per Seul, colosso manifatturiero avanzato ma strutturalmente povero di materie prime. I canali istituzionali erano già stati attivati nel marzo del 2025 con la seconda riunione del Comitato bilaterale sui metalli rari, focalizzata sul monitoraggio di risorse chiave come il molibdeno, lo stagno e le terre rare. In quella sede, il ministero dell’Industria sudcoreano aveva però evidenziato due importanti criticità sul terreno: l’insufficienza dei dati geologici a disposizione e una rete di trasporti locale non ancora adeguata. 

Per superare questi ostacoli e dare concretezza ai progetti, è stato ufficialmente inaugurato il Centro di cooperazione Corea del Sud-Mongolia sui metalli rari. La struttura, nata dalla sinergia tra l’Istituto geologico mongolo e il Korea Institute of Geoscience and Mineral Resources, avrà il compito di analizzare i giacimenti di tungsteno, molibdeno e litio, fornendo al contempo formazione tecnica sui processi di arricchimento e raffinazione dei materiali, riducendo così i margini di incertezza per le imprese sudcoreane. 

La mossa si inserisce in una più ampia riconfigurazione della mappa geopolitica di Seul, decisa a ridurre drasticamente la propria dipendenza da mercati storicamente concentrati, specie nei segmenti legati alla transizione energetica. Per questa ragione, il governo sudcoreano sta moltiplicando i tavoli di cooperazione con diversi partner in Asia centrale, nel Sud-est asiatico e in Occidente. In questo scacchiere la Mongolia offre un’intersezione di vantaggi strategici unici: una relativa prossimità geografica, un forte bisogno di sviluppo infrastrutturale e la ferma volontà politica di Ulan Bator di emanciparsi dalla semplice esportazione di minerali grezzi, puntando sulla trasformazione industriale in loco.