C’è chi parte dall’Italia per insegnare la propria lingua nel mondo e chi, invece, compie il percorso opposto, tornando nel Paese che ama per diventare un’insegnante migliore. È la storia di Hayley Wilson, giovane australiana del Queensland che oggi insegna italiano nelle scuole superiori del suo Paese e che ha scelto di vivere un lungo periodo in Italia per fare ciò che, paradossalmente, ogni docente dovrebbe continuare a fare per tutta la vita: imparare.

Non si tratta soltanto di perfezionare la grammatica o arricchire il vocabolario, ma di acquisire quella naturalezza nell’uso della lingua che nessun manuale può insegnare e, soprattutto, di trovare la sicurezza necessaria per trasmettere ai propri studenti non soltanto regole, ma anche entusiasmo, autenticità e fiducia.

Il suo percorso racconta come l’insegnamento di una lingua straniera sia, prima di tutto, un esercizio di umiltà, perché dietro la cattedra continua a esserci una persona che ogni giorno si mette in discussione, studia, sbaglia e cresce insieme ai propri alunni.

La passione di Hayley per l’Italia affonda le radici nell’infanzia, quando viveva con la famiglia in una fattoria nel nord dell’Australia. “I nostri vicini erano italiani e credo che proprio lì sia nata la mia passione per l’Italia e per la lingua italiana”, racconta, ricordando con particolare affetto i momenti trascorsi insieme a quella famiglia. Tra le immagini che custodisce con maggiore tenerezza c’è quella della nonna dei vicini intenta a pulire i fagioli raccolti nell’orto, mentre una bambina australiana osservava, incuriosita, tradizioni, gesti e abitudini che allora sembravano semplicemente parte della quotidianità, ma che con il tempo sarebbero diventati il punto di partenza di un legame molto più profondo con la cultura tricolore.

Anni dopo, quando al liceo arrivò il momento di scegliere una lingua straniera, quel ricordo riaffiorò spontaneamente. “Ho scelto l’italiano perché avevo sempre avuto curiosità verso questa lingua e questa cultura”, spiega. Una decisione che avrebbe cambiato il corso della sua vita, trasformando un interesse nato quasi per caso in un vero progetto professionale. Dopo gli studi universitari, infatti, Hayley ha deciso di dedicarsi all’insegnamento. Il suo obiettivo era chiaro fin dall’inizio: diventare docente di italiano nelle scuole superiori australiane.

Prima di raggiungere quel traguardo ha lavorato come insegnante generalista nella scuola primaria, seguendo bambini di dieci e undici anni, ma sentiva che mancava qualcosa. Quando finalmente è arrivata l’opportunità di insegnare italiano, tutto ha iniziato ad assumere un significato diverso. Il primo anno davanti alle classi delle superiori è stato intenso: sette classi e oltre centosessanta studenti da accompagnare alla scoperta di una lingua lontana geograficamente ma ancora molto presente nella storia dell’immigrazione australiana.

Nelle scuole australiane l’italiano continua, infatti, a rappresentare una delle lingue straniere più studiate, anche se le modalità di insegnamento possono cambiare sensibilmente da istituto a istituto. Generalmente si segue un libro di testo, con esercizi, ascolti e attività strutturate, ma Hayley ha scelto un approccio differente, costruito sull’interazione e sull’uso concreto della lingua. “Mi piace usare molti giochi e attività di conversazione. Secondo me gli studenti devono parlare, ascoltare e usare davvero la lingua. Se fanno soltanto esercizi di lettura o di scrittura, finiscono per avere paura di esprimersi”, racconta, spiegando come la sua idea di insegnamento nasca dalla convinzione che una lingua non possa essere ridotta a un insieme di regole da memorizzare, ma debba diventare uno strumento vivo attraverso cui comunicare.

“Magari scrivono copiando quello che trovano sul libro, ma non producono qualcosa di personale. Così è difficile sviluppare una vera padronanza della lingua”, aggiunge. Eppure, proprio mentre iniziava a sentirsi sempre più a suo agio nel ruolo di docente, Hayley ha compreso che per insegnare meglio aveva bisogno di rimettersi dall’altra parte della cattedra.

Tutto è nato durante una vacanza in Italia insieme al padre. Quel viaggio, inizialmente pensato come una semplice esperienza turistica, si è trasformato in un momento decisivo. “Durante quel viaggio ho avuto una specie di illuminazione. Non ricordo esattamente dove fossi, forse in una stazione ferroviaria, ma a un certo punto ho pensato: ‘Mi piace davvero vivere qui. Voglio costruire qualcosa in Italia’”, ricorda.

Tornata in Australia, ha iniziato a pianificare con pazienza il proprio progetto, consapevole di non essere ancora pronta. “Prima di tutto sono tornata a insegnare italiano. Per me è stato importante consolidare le basi della lingua. È stato un ottimo modo per rafforzare le mie competenze”, spiega.

Solo dopo aver costruito fondamenta più solide ha deciso di partire. Da allora il suo soggiorno italiano è diventato un percorso di formazione continua. Grazie al progetto OzItaly ha vissuto in famiglie italiane, lavorando come assistente di lingua inglese nelle scuole e condividendo la quotidianità con persone provenienti da realtà molto diverse tra loro. Parallelamente continua a viaggiare attraverso il Paese, alternando esperienze lavorative, incontri e nuove scoperte. Più dei luoghi visitati, però, ciò che sta davvero trasformando il suo percorso è la possibilità di vivere l’italiano ogni giorno, senza filtri.

“Più che imparare nuove regole grammaticali, sentivo il bisogno di ritrovare sicurezza quando parlo italiano. Conoscevo già la lingua, ma volevo riuscire a usarla con naturalezza, senza avere continuamente paura di sbagliare”, racconta. È una frase che racchiude perfettamente il senso del suo viaggio: non accumulare nuove nozioni, ma imparare a fidarsi delle proprie competenze. Una necessità che nasce anche da una fragilità che Hayley non ha timore di confessare. “Vorrei sentirmi davvero all’altezza di insegnare una lingua che non è la mia lingua madre. A volte soffro della cosiddetta sindrome dell’impostore: mi chiedo se sia giusto insegnare italiano pur non essendo italiana”, ammette con grande sincerità.

È probabilmente proprio questa consapevolezza a renderla un’insegnante particolarmente vicina ai propri studenti. Chi ha affrontato gli stessi dubbi, le stesse difficoltà e la stessa paura di sbagliare riesce infatti a comprendere meglio il percorso di chi sta imparando. “Cerco sempre di spiegare loro che non bisogna essere madrelingua per imparare bene una lingua o per insegnarla. Molti pensano che per me parlare italiano sia facile, ma non è così. Anch’io continuo a imparare ogni giorno. Credo che proprio questo mi permetta di entrare in sintonia con gli studenti. Posso capire le loro difficoltà perché le ho vissute anch’io”.

In queste parole emerge forse l’insegnamento più importante della sua esperienza: la competenza non nasce dalla perfezione, ma dalla disponibilità a continuare a imparare. È una lezione che Hayley porta con sé mentre attraversa l’Italia, vivendo nuove esperienze come assistente di lingua inglese e ragazza alla pari, immergendosi nella quotidianità delle famiglie italiane e trasformando ogni conversazione in un’occasione di crescita. Alla fine, ciò che conserverà maggiormente di questo percorso non saranno soltanto i luoghi visitati, ma soprattutto le relazioni costruite lungo il cammino. “Tra le cose più belle che ho vissuto durante questo periodo ci sono sicuramente gli incontri con le persone. Ho conosciuto italiani meravigliosi che mi hanno accolta con grande calore, aprendomi le porte delle loro case e facendomi sentire parte della loro vita. Ho percepito un desiderio sincero di creare un legame autentico, e questo è qualcosa che ricorderò per molti anni”.