KIEV - Il conflitto tra Ucraina e Russia si inasprisce su due fronti paralleli: quello dei raid strategici sul campo e quello dello scontro diplomatico tra Mosca e la nuova amministrazione Usa, guidata da Donald Trump. Nella notte, le forze di Kiev hanno preso di mira diverse infrastrutture petrolifere in profondità nel territorio russo, mentre il Cremlino ha reagito con durezza all’annuncio della Casa Bianca di voler concedere all’Ucraina la licenza per produrre in proprio i missili di difesa aerea Patriot.  

Sul piano militare, i canali informativi russi su Telegram hanno documentato una serie di attacchi condotti con droni. Immagini e filmati rimbalzati sui social media mostrano imponenti fiamme e dense colonne di fumo nero sollevarsi da un deposito di proprietà del colosso energetico Lukoil nei pressi della città di Mikhaylovsk, nel Territorio di Stavropol, nel sud della Russia.  

Il governatore regionale, Vladimir Vladimirov, ha parzialmente confermato l’azione parlando su Telegram del danneggiamento di un non meglio specificato “impianto industriale”. Quasi contemporaneamente, media indipendenti e testimonianze dei residenti hanno segnalato un secondo incendio all’interno di un deposito di petrolio a Tver, città strategica situata circa 300 chilometri a nord-ovest di Mosca, anch’essa finita nel mirino dei droni ucraini. 

L’offensiva di Kiev coincide con l’apertura del canale di fornitura militare diretta promosso da Washington. Mosca ha accolto con estrema freddezza il via libera alla produzione di Patriot “ucraini” formalizzato da Donald Trump durante il vertice Nato di Ankara. 

Il Cremlino ha liquidato la strategia statunitense definendola “una illusione”. Nel corso di un briefing con la stampa, il portavoce Dmitry Peskov ha criticato la postura della Casa Bianca, giudicandola profondamente contraddittoria: “Ritenere che una escalation delle ostilità in Ucraina contribuisca ad avvicinare una soluzione pacifica della crisi”, ha affermato Peskov, è “una posizione errata”. Il portavoce ha poi incalzato l’amministrazione Usa sottolineando che “intensificare la tensione e le azioni che portano a escalation non contribuiranno in alcun modo al processo di pace”, bollando l’atteggiamento complessivo degli Stati Uniti come una “posizione ambigua”. 

Nel frattempo, il bilancio umanitario del conflitto continua ad aggravarsi sul terreno. Secondo i dati ufficiali diffusi dall’Unicef, sono già almeno tre i bambini rimasti uccisi in Ucraina a causa degli attacchi dall’inizio del mese di luglio, mentre i minori feriti sono più di venti. L’agenzia delle Nazioni Unite, insieme alle organizzazioni partner, si è attivata nelle zone colpite per garantire supporto psicologico, sussidi economici e assistenza d’emergenza alle famiglie. 

L’organizzazione ha lanciato un fermo monito internazionale attraverso i propri canali social: “Giovani vite spezzate dalla guerra, una perdita inimmaginabile per loro famiglie e comunità”, si legge nel messaggio pubblicato su X, che si conclude con un richiamo al diritto internazionale: “proteggere i bambini in tempo di guerra non è una scelta, è un obbligo legale”.