MOSCA - Il Cremlino si muove su un crinale di attenta osservazione diplomatica nei confronti della Casa Bianca, accogliendo con favore i segnali di distensione pur respingendo con forza la strategia militare della presidenza Usa. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha commentato i recenti sviluppi del vertice Nato di Ankara analizzando la complessa postura di Washington.
Mosca ha preso ufficialmente nota dell’annuncio del presidente statunitense di voler concedere a Kiev una licenza per produrre i sistemi di difesa missilistica Patriot. “Per quanto riguarda i Patriot, sì, è un fatto evidente che gli Stati Uniti continuano a fornire armi e tecnologie militari all’Ucraina, lo sappiamo”, ha esordito Peskov, citato dall’agenzia Interfax. “Ma allo stesso tempo c’è una certa duplicità nella posizione degli Stati Uniti, che a differenza degli europei, mantengono il desiderio di contribuire a un processo di pace”, ha continuato il portavoce. Un’intenzione che il Cremlino dichiara di apprezzare: “A volte possono sbagliare o commettere errori, ma riteniamo che il loro desiderio sia sincero e lo accogliamo con favore”, ha concluso.
Dietro l’apertura diplomatica, tuttavia, Mosca non nasconde forti divergenze di natura strategica. Peskov ha infatti bollato come “una valutazione errata” la dichiarazione di ieri del leader statunitense, secondo il quale i raid ucraini in profondità contro le infrastrutture russe rappresenterebbero un’escalation utile a favorire la fine delle ostilità. “Vediamo alcune visioni sbagliate nell’amministrazione della Casa Bianca riguardo al fatto che attraverso la pressione militare, si possa favorire una soluzione pacifica, questa è una valutazione errata”, ha ammonito il portavoce del presidente Vladimir Putin.
A complicare il quadro internazionale si aggiunge la crisi in Medio Oriente. Secondo il Cremlino, l’attuale situazione in Iran presenta infatti “notevoli complicazioni” per l’amministrazione Usa. L’auspicio di Mosca è che Washington possa superare rapidamente questa fase di stallo geopolitico per concentrarsi nuovamente sul dossier ucraino: “Speriamo che, nonostante le notevoli complicazioni, gli Stati Uniti riescano a risolvere la situazione riguardante l’Iran e che arrivi il momento di riprendere i loro sforzi anche sulla questione ucraina”, ha sottolineato Peskov.
Sul piano dei contatti diretti, il portavoce russo ha voluto ridimensionare il mancato rispetto della tabella di marcia da parte della Casa Bianca. Nella giornata di ieri, infatti, il presidente Trump aveva annunciato l’intenzione di telefonare a Putin subito dopo la chiusura dei lavori in Turchia, ma il colloquio non ha avuto luogo.
“A quanto pare, era molto impegnato dopo tutti i contatti ad Ankara, quindi ieri nessuno ha chiamato”, ha spiegato Peskov cercando di allontanare le speculazioni e ribadendo la stabilità del canale bilaterale. “Il presidente Putin è sempre felice di parlare, hanno davvero un dialogo costruttivo, nonostante alcune divergenze che potrebbero esserci”, ha aggiunto, confermando che il leader del Cremlino rimane pienamente “aperto al dialogo”.
Mentre la diplomazia analizza i canali di comunicazione, il conflitto sul campo registra una nuova e pesante fiammata. Nella notte, le forze armate ucraine hanno sferrato un massiccio attacco nel Mar d’Azov, riuscendo a colpire 12 petroliere russe, un rimorchiatore e una nave da carico a secco, secondo quanto denunciato ufficialmente dallo Stato Maggiore di Kiev.
I vertici militari ucraini hanno rivendicato l’operazione attraverso un comunicato su Telegram, evidenziando il valore strategico ed economico degli obiettivi neutralizzati: “Le navi colpite venivano utilizzate, tra l’altro, per rifornire di carburante e prodotti petroliferi il contingente di truppe della Federazione Russa, nonché per trasportare petrolio e prodotti petroliferi in assenza di sanzioni internazionali. Forniscono l’esportazione di vettori energetici, che rappresenta una delle principali fonti di finanziamento della guerra contro l’Ucraina”.
In parallelo all’azione navale, la pressione militare di Kiev si è estesa all’interno dei confini della Federazione. Come riportato dalla testata The Kyiv Independent e confermato dalle indiscrezioni rilanciate da diversi canali Telegram russi, uno sciame di droni ucraini ha preso di mira e colpito nella notte numerosi depositi di stoccaggio di petrolio dislocati in differenti regioni della Russia.