ANKARA - Giorgia Meloni prova a tenere insieme la freddezza dei rapporti con Donald Trump e la necessità di preservare l’asse tra Italia e Stati Uniti. Al termine del vertice Nato di Ankara, la presidente del Consiglio sceglie una formula che ripete più volte: “interesse nazionale”.
È il principio con cui rivendica la linea seguita nelle ultime settimane e con cui cerca di distinguere le tensioni personali con il presidente americano dai rapporti tra Roma e Washington.
Meloni evita di commentare il meme pubblicato da Trump, nel quale il presidente americano evocava un “ordine restrittivo” nei suoi confronti. “Ho detto che non sarei tornata su questo argomento, e non lo farò”, risponde, non nascondendo che non ci sia stato alcun chiarimento.
La premier respinge però l’idea che sia fallita la strategia con cui, dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, aveva provato a proporsi come interlocutrice tra Washington e l’Europa.
“Io ho fatto un investimento politico per convinzione sull’unità dell’Occidente”, spiega, sostenendo che non si trattava di una linea costruita solo sull’arrivo del presidente americano, ma di un’impostazione mantenuta con tutti gli interlocutori.
Meloni ammette che con Trump esistevano “affinità” su alcuni temi, dall’immigrazione alla critica alla cultura woke, e che questo poteva far pensare a un rapporto più semplice. Ma, aggiunge, “le cose stanno andando come stanno andando” e lei non intende cambiare posizione: le scelte, dice, non sono dettate dal “piccolo cabotaggio”, ma da una strategia legata all’interesse nazionale e al rafforzamento dell’unità occidentale.
In questo quadro rientra anche la risposta alle nuove critiche di Trump sull’uso delle basi italiane durante la guerra in Iran. Meloni ribadisce che l’Italia ha mantenuto fin dall’inizio una linea chiara: non partecipare agli attacchi. E aggiunge una stoccata: “finora l’opzione militare non ha portato risultati così concreti”.
Meloni lascia invece intendere la distanza dall’iniziativa Nato per l’acquisto di armi americane da destinare a Kiev. “Se investiamo nella nostra difesa, quei soldi devono restare in Italia”, afferma. Il messaggio è rivolto anche al fronte interno, dove l’aumento delle spese militari resta un dossier sensibile per la maggioranza e per la campagna elettorale ormai alle porte.
Proprio in chiave interna va letto anche il suo annuncio sul prossimo vertice dei “volenterosi” a Parigi. Meloni non parteciperà e sarà rappresentata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Stavolta io, al sesto vertice in tre settimane e mezzo, passo”, dice, respingendo in anticipo le letture su un presunto isolamento o su un cambio di linea sull’Ucraina.