RIYADH – Un attacco degli Houthi contro la provincia meridionale saudita di Najran ha ferito undici civili, mentre il governo del regno segnala il rischio imminente di operazioni coordinate anche dal fronte iracheno.

Il maggior generale Turki al-Maliki, portavoce della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita e schierata a fianco del governo yemenita riconosciuto internazionalmente, ha riferito che tra i feriti figurano sette sauditi, un cittadino yemenita, due egiziani e un pakistano.

Tra le vittime c’è anche un bambino di quattro anni che ha riportato ustioni di secondo grado.

Al-Maliki ha accusato il gruppo yemenita vicino all’Iran di avere colpito indiscriminatamente aree civili, in violazione del diritto umanitario internazionale, assicurando che la coalizione continuerà ad adottare le misure necessarie per proteggere la popolazione.

Non sono pervenute reazioni immediate né dagli Houthi né da Teheran.

La sicurezza saudita è diventata più complessa con l’allargamento del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il regno ospita installazioni militari americane ed è già stato preso di mira da Teheran, mentre la guerra decennale contro gli Houthi si intreccia sempre più con il confronto regionale.

Il gruppo yemenita ha inoltre imposto quello che definisce un blocco navale nel Mar Rosso, provocando difficoltà alle esportazioni petrolifere saudite e ampliando il peso strategico dello scontro.

Un alto funzionario di Riyadh, rimasto anonimo, ha affermato che informazioni raccolte dai servizi sauditi, statunitensi e di altri Paesi mediorientali indicano la possibilità di attacchi congiunti da parte degli Houthi e di milizie irachene sotto la supervisione delle Guardie Rivoluzionarie iraniane.

Tra i possibili obiettivi figurano impianti energetici, porti, aeroporti e altre infrastrutture civili.

Riyadh sta nel frattempo rafforzando la cooperazione militare con i propri alleati. Arabia Saudita, Turchia e Pakistan dovrebbero firmare in giornata un nuovo accordo di difesa, secondo fonti regionali. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif è già arrivato nel regno, mentre il presidente turco Tayyip Erdogan è atteso oggi.

Il funzionario saudita ha ribadito che i colloqui per ridurre lo scontro con l’Iran stanno procedendo “nella giusta direzione” e ha lasciato intendere che eventuali attacchi possano mirare proprio a far fallire la mediazione.

La cooperazione con Washington resta “molto elevata”, anche sul piano operativo con lo US Central Command. Riyadh ha assicurato di essere pronta a reagire a qualsiasi nuova aggressione.