BRASILIA – Il ministero degli Esteri brasiliano ha convocato giovedì 29 ottobre María Emilia Cortés, incaricata d’affari e massima autorità dell’ambasciata argentina a Brasilia, per chiedere informazioni sul ruolo del governo di Javier Milei nella partenza del senatore Flávio Bolsonaro, che ha lasciato il Paese nonostante un divieto giudiziario ed è arrivato a Miami dopo essere transitato dal territorio argentino.
La convocazione, rivelata dal portale UOL e successivamente confermata da CNN Brasil e Metrópoles, è stata decisa durante un incontro durato pochi minuti con João Marcelo Galvão de Queiroz, l’ambasciatore responsabile degli affari regionali presso il ministero degli Esteri brasiliano.
Secondo fonti diplomatiche citate da Infobae, Brasilia ha evitato di attribuire all’incontro il tono di un rimprovero. Cortés non è stata ricevuta dai vertici del ministero e il governo di Luiz Inácio Lula da Silva ha cercato di impedire che l’episodio si trasformasse in uno scontro tra schieramenti politici. La richiesta punta comunque a una domanda precisa: se funzionari della Casa Rosada abbiano collaborato al trasferimento del senatore.
Flávio, figlio maggiore dell’ex presidente Jair Bolsonaro, ha perso il ballottaggio di domenica 25 ottobre contro Lula, che ha ottenuto il 51,74% dei voti contro il 48,26% dell’avversario. Poche ore dopo, il giudice della Corte suprema federale Alexandre de Moraes ha annullato il suo passaporto brasiliano, gli ha vietato di lasciare il Paese e gli ha concesso 24 ore per consegnare qualsiasi documento di viaggio di un’altra nazionalità, nell’ambito di un’indagine per presunto riciclaggio di denaro ed evasione valutaria. Il senatore non ha rispettato l’ordine.
Secondo la Direzione nazionale argentina per le migrazioni, martedì 27 ottobre alle 22.50 Flávio ha attraversato, insieme alla moglie e alle due figlie, il ponte Tancredo Neves, che collega Foz do Iguaçu a Puerto Iguazú, nella provincia di Misiones. Quaranta minuti più tardi, la famiglia è salita a bordo di un aereo privato della compagnia Baires Fly diretto a Guayaquil, in Ecuador, da dove ha proseguito il viaggio verso Miami.
Il quotidiano O Globo ha riferito che il senatore è entrato in Argentina con un passaporto italiano, un dato che l’ente argentino non ha confermato. La Direzione per le migrazioni si è limitata a dichiarare che Flávio ha presentato documenti validi e che non risultavano impedimenti legali al suo ingresso.
Questa è anche la posizione ufficiale del governo argentino che, attraverso le dichiarazioni di Diego Santilli, ha sostenuto che il transito fosse legale perché non esisteva alcuna segnalazione dell’Interpol. Infobae, al contrario, ha pubblicato che l’amministrazione Milei avrebbe coordinato l’operazione e che sarebbe stata proprio la Casa Rosada a suggerire la partenza attraverso Iguazú.
La giudice federale María Eugenia Capuchetti ha ordinato al ministero degli Esteri, alla Direzione per le migrazioni e alle forze federali di riferire sugli spostamenti del senatore nel Paese, a seguito di una denuncia presentata dal dirigente del Partido Obrero Gabriel Solano. Il deputato Esteban Paulón ne ha presentata un’altra contro Milei, il ministro degli Esteri Pablo Quirno, la ministra della Sicurezza Alejandra
Monteoliva e il consigliere presidenziale Santiago Caputo, che i denuncianti collocano a Puerto Iguazú quella sera, circostanza che finora non è stata dimostrata.
La convocazione è stata rivolta a un’incaricata d’affari e non a un ambasciatore perché i rapporti tra i due principali partner del Mercosur sono deteriorati dalla metà dell’anno. Il 25 luglio, Milei aveva partecipato a San Paolo al lancio della candidatura di Flávio e aveva definito Lula “ladro” e “pregiudicato”, oltre a insultare Moraes.
Il giorno successivo, Itamaraty aveva richiamato per consultazioni il proprio ambasciatore a Buenos Aires, Julio Bitelli, e convocato l’ambasciatore argentino Daniel Raimondi per chiedergli spiegazioni. Il ministro degli Esteri brasiliano Mauro Vieira aveva definito le dichiarazioni di Milei “aspre, rozze e inaccettabili”.
Il richiamo per consultazioni è uno strumento diplomatico attraverso il quale un governo ordina al proprio ambasciatore di rientrare nella capitale per riferire su una situazione di conflitto. Solitamente rappresenta il primo livello di risposta a una tensione tra due Paesi e può anticipare il ritiro del rappresentante diplomatico o, nei casi più estremi, una rottura delle relazioni.
Il 4 agosto, dopo che Milei aveva ripetuto le proprie critiche a Lula durante un’intervista televisiva, il Brasile aveva deciso che Bitelli non sarebbe rientrato e che la propria ambasciata a Buenos Aires sarebbe stata affidata a un incaricato d’affari, una figura di grado inferiore rispetto a quella dell’ambasciatore. Il ministero degli Esteri argentino aveva espresso rammarico per la decisione, definendola unilaterale e attribuendola a motivazioni ideologiche. Raimondi aveva lasciato Brasilia nello stesso mese. Da allora, entrambe le ambasciate operano senza un ambasciatore titolare.
Secondo fonti citate da Bloomberg e riprese da Infobae, la durezza delle misure adottate da Moraes contro Flávio avrebbe provocato malumori persino all’interno della campagna elettorale di Lula. Per Brasilia, la risposta argentina e gli sviluppi dell’indagine giudiziaria a Buenos Aires determineranno se la richiesta di spiegazioni resterà una semplice formalità diplomatica oppure si aggiungerà all’elenco delle tensioni di una crisi che dura ormai da oltre tre mesi.