PARIGI – Il governo francese ha ordinato il blocco della piattaforma per vendite online Shein proprio nel giorno in cui apre a Parigi il primo negozio fisico del colosso asiatico del fast fashion, finito nella bufera per la presenza sulla sua piattaforma di bambole sessuali con fattezze infantili.
Proprio stamane è esploso un altro caso dopo che sul sito francese della società cinese, che oggi ha sede a Singapore, sono stati rilevati annunci che proponevano armi come asce, machete e tirapugni. Il primo ministro, Sébastien Lecornu, ha quindi annunciato l’avvio di una procedura per sospendere le attività di Shein nell’esagono finché non rispetterà le leggi francesi.
La compagnia ha giocato d’anticipo e si è affrettata a chiudere il proprio ‘marketplace’ in Francia, ovvero la vendita di prodotti di operatori terzi. “Prendiamo atto dell’annuncio fatto oggi dal governo. La sicurezza dei nostri clienti e l’integrità del nostro marketplace sono le nostre priorità assolute”, ha spiegato Quentin Ruffat, portavoce di Shein in Francia, in una nota nella quale l’azienda si dice disponibile ad “avviare il prima possibile un dialogo con le autorità”. Ma non è bastato.
Il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, si è rivolto alla magistratura per ottenere la chiusura del sito, con l’obiettivo di “porre fine definitivamente al grave danno all’ordine pubblico causato dalle mancanze di Shein”. Il ministero dell’Economia di Parigi ha avvertito che se, entro 48 ore, “prodotti proibiti saranno ancora disponibili per la vendita sul sito web di Shein, potrà essere emesso un ordine di requisizione digitale”, consentendo al governo di “chiedere la sospensione del sito web” del gigante asiatico.
Dal canto suo la Commissione europea “non esiterà, se necessario, ad agire” sul caso, “ma per ora questo caso è in corso in Francia. Siamo in stretto contatto con le nostre controparti francesi su questo”, ha affermato il portavoce dell’esecutivo Ue Thomas Regnier, durante il briefing con la stampa a Bruxelles.
Le autorità francesi hanno anche aperto quattro indagini sulle pratiche dei colossi asiatici della vendita al dettaglio online, non solamente Shein ma anche AliExpress, Temu e Wish, a seguito di segnalazioni che denunciavano, tra le altre cose, la vendita di sex toy con sembianze infantili. Le indagini riguardano la “diffusione di contenuti violenti, pornografici o degradanti accessibili ai minori” per tutti e quattro i siti, e la “diffusione di immagini o rappresentazioni di minori di natura pornografica” per Shein e AliExpress, ha dichiarato la procura di Parigi all’Afp.
Lo scandalo delle bambole pedopornografiche è solo l’aspetto più eclatante della polemica riguardante il colosso cinese delle vendite online. L’apertura del negozio di Shein negli iconici grandi magazzini Bhv è stato visto da politica, cittadini e sindacati come un vero e proprio affronto al ‘Made in France’.
Il ministro dell’Edilizia abitativa e degli Affari urbani, Vincent Jeanbrun, ha definito l’arrivo di Shein a Parigi un “errore strategico” che rappresenta anche un “pericolo” per le imprese locali. Così stamattina si è reso necessario lo schieramento di agenti antisommossa per impedire ai manifestanti di scontrarsi con le centinaia di clienti che hanno preso d’assalto il negozio, attratti dai prezzi bassissimi.
Gli attivisti all’esterno non hanno protestato solo per la vendita di prodotti pedopornografici ma anche contro l’intero modello di business di Shein, accusata di sfruttare manodopera a basso costo e di non rispettare l’ambiente, facendo così concorrenza sleale ai produttori europei. La notizia dell’arrivo del marchio a Parigi era stata infatti accolta da una levata di scudi bipartisan già prima che esplodesse il caso delle bambole.