BUENOS AIRES - La discussione al Senato argentino del progetto di Legge sull’Inviolabilità della Proprietà Privata, promosso dal governo di Javier Milei, è stata accompagnata da una delle più ampie mobilitazioni spontanee degli ultimi mesi. 

Migliaia di cittadini si sono autoconvocati davanti al Congresso per protestare contro la riforma, in particolare contro il capitolo che avrebbe eliminato gran parte delle limitazioni alla vendita di terreni rurali a cittadini e società straniere.

La protesta, iniziata intorno alle 17, è proseguita per oltre cinque ore sotto una pioggia incessante. 

La mobilitazione è continuata anche dopo che il governo aveva annunciato il ritiro del capitolo dedicato alla Legge sulle Terre, nel tentativo di salvare il resto del provvedimento e ottenere i voti necessari in Senato.

La decisione dell’Esecutivo è arrivata dopo giorni di forti critiche. Secondo un sondaggio nazionale realizzato da Zuban Córdoba y Asociados su 1.400 casi, il 77% degli argentini ritiene che debbano essere mantenuti i limiti alla vendita di terreni a cittadini e società straniere, mentre solo il 16,7% sostiene la liberalizzazione proposta dal governo. 

Anche altre rilevazioni hanno evidenziato un diffuso dissenso: un’indagine di DC Consultores ha mostrato che il 53,2% dei cittadini della provincia di Mendoza respingeva il progetto, temendo una perdita di controllo sulle risorse strategiche del territorio.

Il rifiuto della riforma è emerso anche nel dibattito pubblico e sui social network, dove lo slogan “La Patria non si vende” è diventato uno dei simboli della protesta. 

Tra le prese di posizione che hanno avuto maggiore risonanza vi è stata quella della cantante Tini Stoessel, che ha pubblicato su Instagram una fotografia di un paesaggio argentino accompagnata dalla frase “La Patria non si vende”, raggiungendo oltre venti milioni di follower. 

La sua posizione ha attirato particolare attenzione non soltanto per il numero di persone raggiunte, ma anche perché non proviene da una figura tradizionalmente identificata con l’opposizione al governo Milei o con gli ambienti politici più critici verso l’Esecutivo. 

Il messaggio di Stoessel ha quindi contribuito a portare il dibattito sulla riforma anche all’interno di un pubblico generalmente estraneo alla contrapposizione politica, ampliando la portata della contestazione. 

Secondo ricostruzioni della stampa argentina, proprio questo elemento avrebbe generato preoccupazione nella Casa Rosada, dove alcuni collaboratori del presidente hanno parlato dell’impatto comunicativo della pubblicazione e di un “effetto Tini”.

Le critiche non sono arrivate soltanto dall’opposizione politica, ma anche da giornalisti, artisti, sportivi, governatori e personalità pubbliche. 

Persino il giornalista Eduardo Feinmann ha espresso dubbi sulla proposta, ricordando il precedente storico di Valle Hermoso, il paese venduto integralmente a privati che contribuì, anni fa, all’introduzione della normativa sulle limitazioni alla proprietà fondiaria straniera.

Secondo quanto ricostruito dalla stampa argentina, anche all’interno del governo è maturata la consapevolezza che la misura fosse diventata politicamente impopolare. Alcuni esponenti del blocco libertario hanno ammesso, in forma anonima, che il progetto stava creando più problemi che benefici, sia per la crescente pressione dell’opinione pubblica sia per le difficoltà nel reperire i voti necessari in Senato.

Alla fine, il governo ha deciso di eliminare dal testo tutte le modifiche alla Legge sulle Terre, mantenendo però altre disposizioni considerate strategiche, tra cui quelle relative alle espropriazioni, agli sfratti e alla cosiddetta Legge del Fuoco, con cui intende eliminare il divieto temporaneo di vendere terreni colpiti da incendi, introdotto durante il precedente governo.

Il dibattito parlamentare è stato segnato anche dalla richiesta della senatrice peronista Juliana Di Tullio di escludere dalla discussione il senatore di La Libertad Avanza Joaquín Benegas Lynch, sostenendo l’esistenza di un possibile conflitto d’interessi. Il parlamentare é socio dirigente di una società che opera nella gestione e commercializzazione di terreni agricoli, avrebbe avuto un interesse economico diretto nell’approvazione delle modifiche sulla proprietà fondiaria.

Mentre il Senato proseguiva l’esame del provvedimento, all’esterno del Congresso la tensione è progressivamente aumentata. 
Secondo la versione ufficiale, alcuni manifestanti hanno tentato di superare le transenne predisposte dalle forze di sicurezza e sono stati lanciati oggetti contro il cordone di polizia. Le forze dell’ordine hanno risposto con camion idranti, proiettili di gomma e gas lacrimogeni per disperdere i presenti e ristabilire il perimetro di sicurezza. 

Tuttavia, numerosi video diffusi sui social e le testimonianze raccolte tra i partecipanti mostrano anche cittadini colpiti pur manifestando pacificamente e senza prendere parte agli scontri. Nelle immagini si vedono persone di ogni età, molte già riparate sotto gli ombrelli per la pioggia, cercare di evitare i getti degli idranti o allontanarsi dalle aree interessate dal lancio di gas irritanti. 

Alcuni manifestanti sostengono di essere stati raggiunti dagli agenti chimici mentre si stavano già allontanando dalla piazza.

Tra le testimonianze raccolte vi è quella di una giovane presente alla manifestazione: “Eravamo con due amici e stavamo andando verso la metropolitana per tornare a casa quando ho iniziato a sentire un forte bruciore alla gola”, racconta la donna che oggi ha dovuto prenotare una visita dall’oculista e dal dermatologo perché la reazione irritativa non è ancora passata. 

“Mi sono girata e poco dopo hanno cominciato a bruciarmi sempre di più gli occhi. Ci siamo spostati, ma anche dall’altra parte c’era il gas. A un certo punto non riuscivo più a vedere nulla. Mi bruciavano il viso e sono rimasta paralizzata perché non capivo dove mi trovassi. Ho seguito la sagoma di un gruppo di persone riuscendo ad entrare in un bar per mettermi al riparo.”

L’intervento delle forze di sicurezza è diventato uno degli aspetti più discussi della giornata. Se da un lato il governo ha giustificato l’uso dei mezzi di dispersione come risposta ai momenti di tensione, dall’altro numerosi cittadini, giornalisti e osservatori hanno denunciato che gli idranti e il gas lacrimogeno hanno colpito anche persone che stavano esercitando pacificamente il diritto di manifestare. 

La gestione dell’ordine pubblico, insieme al ritiro del capitolo sulla vendita delle terre agli stranieri, ha finito così per trasformare una riforma economica in uno dei dossier politicamente più delicati affrontati finora dal governo Milei.