KIEV - Il futuro del conflitto russo-ucraino si gioca sempre più nei cieli: da un lato la strategia di Kiev, affidata a droni e droni-missili per colpire in profondità infrastrutture energetiche e obiettivi militari russi; dall’altro la campagna di Mosca, incentrata su missili balistici e droni per devastare le città e le installazioni dell’Ucraina.
Nel mezzo, la grave carenza dei sistemi di difesa antiaerea Patriot statunitensi condiziona gli equilibri e favorisce il piano di logoramento del Cremlino. “La strategia della Russia si basa su un freddo calcolo: quella di riuscire a logorare le difese ucraine prima che la propria rete di protezione crolli”, analizza il New York Times.
L’Ucraina colpisce con frequenza crescente il territorio russo, raggiungendo obiettivi situati a centinaia di chilometri dalla linea di combattimento, in questa fase sostanzialmente in stallo. Come evidenzia il Wall Street Journal, Kiev “sa di dover fare più che semplicemente abbattere i missili di Putin, ed è per questo che sta conducendo una campagna di attacchi in profondità nel territorio russo”. Nelle ultime settimane sono finiti nel mirino impianti petroliferi dalla Siberia a San Pietroburgo, porti dal Mar Baltico al Mar Nero, la Crimea occupata e persino i magazzini del colosso dell’e-commerce Wildberries.
Nel mese di luglio Mosca ha lanciato almeno 126 missili balistici (il picco più alto dall’inizio dell’invasione), provocando circa 400 vittime civili tra attacchi missilistici e raid condotti con droni, in quello che si è rivelato il mese più sanguinoso dall’aprile 2022. Oltre all’impatto umano, i bombardamenti hanno bloccato le esportazioni di grano e acciaio dai porti e aggravato i danni alla rete elettrica e di riscaldamento.
Il New York Times rileva come il conflitto sia ormai diviso in due guerre parallele: da un lato la guerra di terra, combattuta senza sosta lungo gli oltre 1.300 chilometri di fronte da fanteria e operatori di droni, dove Mosca avanza lentamente nel Donbass a costo di enormi perdite umane e Kiev difende le proprie posizioni tentando contrattacchi nel sud. Dall’altro la guerra dei cieli, condotta a ondate notturne su città e installazioni lontane dalla linea di contatto, dove per Kiev l’obiettivo è alzare i costi economici per il Cremlino e costringere Vladimir Putin a trattare a condizioni non unilaterali, mentre per Mosca implica il proseguimento di una strategia volta a demolire la capacità di resistenza ucraina e la vivibilità dei centri urbani.
Nel frattempo, entrambi i contendenti stanno accelerando lo sviluppo di armamenti avanzati. La Russia ha iniziato a montare motori a reazione sui droni Shahed, impiegare satelliti dedicati per la guida delle armi, sviluppare missili da crociera a basso costo e utilizzare bombe plananti guidate per radere al suolo i centri abitati. L’Ucraina risponde con un arsenale in continua evoluzione di droni a lungo raggio e sistemi ibridi dotati di comunicazioni avanzate per eludere il disturbo elettronico, spingendosi verso l’impiego di armi autonome.
Tuttavia, le difese aeree non riescono a sostenere il ritmo delle incursioni. Kiev soffre in particolare per la carenza dei missili statunitensi Patriot Pac-3, indispensabili per intercettare i vettori balistici. La contrazione delle scorte globali, esacerbata dal conflitto con l’Iran, rende difficile l’approvvigionamento, mentre il presidente Usa Donald Trump ha fatto un passo indietro sulla promessa di consentire la produzione futura di Patriot in territorio ucraino.
Come spiegato al podcast Potomac Watch dal contrammiraglio Usa in pensione Mark Montgomery: “Sono rimasto scioccato dal numero di Patriot che abbiamo lanciato”. Gli Stati Uniti potrebbero aver “consumato circa 2.300” intercettori, mentre “ne abbiamo forniti 600 all’Ucraina, molti dei quali erano sistemi più vecchi”.
Mentre il Segretario Generale della Nato Mark Rutte ha confermato le discussioni in corso tra gli Alleati per continuare a garantire difese aeree a Kiev, l’Ucraina sta sviluppando una propria alternativa autonoma. Il presidente Volodymyr Zelensky ha presieduto una riunione dedicata al programma antimissilistico nazionale Freyja, un progetto dal costo stimato fino a cinque volte inferiore rispetto ai Patriot Pac-3 e destinato a fare da pilastro alla futura “Coalizione Anti-balistica” promossa dai partner europei.
“Lo sviluppo di capacità balistiche nazionali e la realizzazione di un nuovo sistema di difesa antimissilistica rappresentano un obiettivo che solo un numero molto ristretto di Paesi al mondo è riuscito a conseguire. L’Ucraina possiede questa capacità. Gli ucraini dispongono delle necessarie basi scientifiche e delle competenze richieste. Possiamo inoltre affermare che anche i nostri produttori di armamenti hanno ormai raggiunto il livello necessario. Ci aspettiamo che l’Ucraina ottenga i risultati previsti nel periodo 2026-2027”, ha dichiarato Zelensky in un messaggio su X.
Inoltre, il leader ucraino ha aggiunto che “il programma Freyja sta avanzando, e questo è un elemento importante. L’Europa ha bisogno di una capacità comune e realmente su larga scala per difendersi efficacemente da qualsiasi minaccia balistica. Sosteniamo e ci aspettiamo che altri Paesi partner, in grado di dare un contributo concreto, aderiscano alla Coalizione per la Difesa Antibalistica. Abbiamo inoltre discusso della cooperazione con i partner riguardo ai missili Pac-2 e Pac-3. Mi aspetto risultati dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero della Difesa nei loro contatti con i partner già individuati e più volte menzionati”.
Per la Russia, la principale criticità risiede nella gestione di un territorio immenso. L’ufficiale dell’Aeronautica ucraina Anatolii Khrapchynskyi spiega che prima del 2022 la Russia garantiva la protezione ad appena il 40% delle infrastrutture strategiche; lo spostamento dei sistemi Pantsir e Tor verso il fronte ucraino ha lasciato sguarnite le regioni interne.
Come evidenziato dal ricercatore Justin Bronk del RUSI di Londra, “il problema della Russia è fondamentalmente geografico. Quando l’Ucraina costringe Mosca a ritirare sistemi di difesa dal fronte per proteggere città o raffinerie nell’entroterra, si creano inevitabilmente nuove vulnerabilità”. Per tentare di colmare le falle, Mosca è ricorsa a soluzioni di emergenza, installando batterie Pantsir sui tetti dei grattacieli e schierando unità navali a protezione delle regioni settentrionali come Murmansk.
Nonostante queste difficoltà fisiche, la Russia mantiene un netto vantaggio nella capacità industriale. Il Cremlino produce circa 120 missili balistici al mese (quantità superiore all’intera produzione annuale statunitense di Patriot) ed integra le sue forniture con missili provenienti dalla Corea del Nord (ritrovati anche tra le macerie dell’attacco a Kryvyj Rih che ha sterminato una famiglia di dieci persone). Grazie all’uso di componenti microelettronici stranieri e tecnologie cinesi a duplice uso, l’industria bellica russa riesce a eludere le sanzioni e a mantenere attive le catene di montaggio, producendo droni esca, vettori da crociera e droni intercettori.