CANBERRA – Il governo federale ha modificato il proprio progetto di legge sulla sicurezza online, riducendo i poteri accordati al ministro delle Comunicazioni dopo le critiche secondo cui una facoltà troppo ampia di definire i contenuti dannosi avrebbe potuto alimentare accuse di censura politica.
Anika Wells presenterà oggi la normativa che introduce un obbligo di tutela digitale per le piattaforme social, con nuove protezioni per gli utenti minorenni e strumenti che permetteranno alle persone di scegliere come visualizzare i contenuti nei propri feed.
La proposta imporrà alle piattaforme di proteggere gli utenti sotto i 18 anni da materiale che promuove reati o disturbi alimentari, pornografia, contenuti misogini e pubblicazioni capaci di provocare grave disagio.
Wells, tuttavia, non potrà più stabilire autonomamente nuove categorie di contenuti dannosi.
Eventuali ulteriori protezioni dovranno essere introdotte tramite il Parlamento.
Wells sosterrà in un intervento al National Press Club che la riforma è necessaria per trasferire una parte maggiore della responsabilità dalle vittime alle aziende che gestiscono gli ambienti digitali.
“L’obbligo di tutela digitale australiano fisserà standard fondamentali di sicurezza per i servizi online che utilizziamo ogni giorno, proprio come avviene in ogni altro settore”, affermerà.
Secondo il ministro, il principio centrale sarà quello di garantire un ambiente digitale più sicuro e proteggere gli utenti da contenuti gravemente dannosi o illegali.
La normativa conterrà anche eccezioni per i giornalisti che operano nell’interesse pubblico, chiarendo le garanzie già previste dall’Online Safety Act.
Un altro elemento riguarda il funzionamento degli algoritmi.
Le piattaforme dovranno fornire agli utenti sopra i 16 anni strumenti che consentano di scegliere quali contenuti visualizzare.
Chi preferisce un feed composto soltanto da amici e creator seguiti dovrà poter selezionare questa modalità, mentre chi desidera continuare a utilizzare le raccomandazioni algoritmiche potrà mantenerle.
Il governo aveva presentato una prima bozza dell’obbligo di tutela digitale a settembre, descrivendolo come la fase successiva delle politiche di sicurezza online dopo il divieto dei social media per gli under 16.
La viceleader liberale Jane Hume aveva anticipato che l’opposizione avrebbe riesaminato il testo soltanto in presenza di modifiche sostanziali, pur osservando che nella versione iniziale vi era ben poco che la Coalizione potesse sostenere.