ROMA - Il governo del Nicaragua ha notificato all’Italia l’intenzione di interrompere le relazioni diplomatiche dopo il nuovo intervento del ministro degli Esteri Antonio Tajani sul caso Alessio Casimirri, l’ex militante delle Brigate Rosse condannato in via definitiva a sei ergastoli e da oltre quarant’anni residente nel Paese centroamericano. 

Tajani, intervenendo il 15 luglio a Madrid a una riunione del Ppe, ha ricordato la figura di Aldo Moro, assassinato dall’organizzazione terroristica, e ha accusato il governo di Daniel Ortega e Rosario Murillo di continuare a proteggere l’ex militante, rifiutando le richieste italiane di estradizione. 

“L’Italia continuerà a chiedere che Casimirri risponda davanti alla giustizia italiana per i reati di cui è stato riconosciuto colpevole”, ha detto il ministro, richiamando anche una risoluzione del Parlamento europeo. In una nota, la Farnesina ha ribadito che il governo italiano “non dimentica le vittime del terrorismo” e continuerà a chiedere che chi si è reso responsabile di gravi delitti contro lo Stato e cittadini italiani risponda delle proprie responsabilità. 

Il nome di Casimirri resta uno degli ultimi dossier aperti della stagione del terrorismo rosso. Nato a Roma nel 1951, nome di battaglia “Camillo”, è l’unico componente individuato del commando brigatista coinvolto nell’operazione di via Fani a non essere mai stato arrestato e consegnato alla giustizia italiana. 

Il 16 marzo 1978 partecipò all’agguato nel quale venne sequestrato Aldo Moro e furono uccisi i cinque uomini della sua scorta: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino. Secondo le ricostruzioni giudiziarie, Casimirri ebbe un ruolo di copertura e controllo dell’area dell’attacco, insieme ad Alvaro Lojacono. 

L’ex brigatista fu coinvolto anche in altre azioni delle Br, tra cui l’omicidio di Girolamo Tartaglione, direttore generale degli Affari penali del ministero di Grazia e Giustizia, ucciso a Roma il 10 ottobre 1978, e l’attacco contro la scorta dell’esponente democristiano Giovanni Galloni, nel dicembre dello stesso anno. 

Dopo avere lasciato l’Italia, Casimirri raggiunse il Nicaragua nei primi anni Ottanta, durante la fase della rivoluzione sandinista, e a Managua si è costruito una nuova vita lavorando anche nella ristorazione, ed è rimasto per anni una figura pubblicamente rintracciabile nonostante le condanne definitive pronunciate in Italia. 

Il principale ostacolo alla sua estradizione è la cittadinanza nicaraguense. L’Italia presentò una richiesta di arresto provvisorio a fini estradizionali nel 1993, ma la consegna non ebbe seguito perché la Costituzione del Nicaragua vietava l’estradizione dei propri cittadini e tra i due Paesi non esisteva un trattato bilaterale. 

Nel 1999 la Corte Suprema nicaraguense confermò definitivamente la cittadinanza di Casimirri, bloccando di fatto la strada all’estradizione. Da allora Roma ha continuato a sollecitare la sua consegna, anche con il sostegno del Parlamento europeo.