ROMA - Software e videogiochi si confermano il principale motore economico della cultura italiana. Secondo il rapporto “Io sono Cultura 2026”, il comparto ha generato nel 2025 un valore aggiunto di 18,6 miliardi di euro, pari al 27,8% del Core Cultura. 

Il settore è anche il primo datore di lavoro dell’area culturale, con oltre 206mila occupati. Seguono editoria e stampa, con 11,5 miliardi di euro, e architettura e design, con 11,2 miliardi. 

Proprio architettura e design, con una crescita del 5,9%, e software e videogiochi, con un aumento del 5,8%, registrano le performance migliori nell’ultimo anno. A trainare l’espansione sono l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, che stanno ridefinendo il peso economico delle filiere culturali. 

Alla presentazione del rapporto è intervenuta Thalita Malagò, direttrice generale di Iidea, l’associazione di riferimento dell’industria dei videogiochi in Italia. “Quando oggi parliamo di videogiochi non parliamo più soltanto di un prodotto di intrattenimento, ma di una vera e propria componente culturale”, ha sottolineato. 

Secondo Malagò, l’Italia non parte da una grande industria verticale, ma da “un ecosistema composto da studi indipendenti” che cercano di inserirsi nella filiera internazionale. Il tratto distintivo del settore italiano, ha aggiunto, è la pluralità dei percorsi creativi legati alla sperimentazione e al patrimonio culturale del Paese. 

Accanto a produzioni ispirate all’arte, alla storia e ai beni culturali, ha spiegato la direttrice di IIDEA, esistono anche titoli dedicati ad ambiti nei quali l’Italia eccelle, come le corse automobilistiche e motociclistiche.