SAN’A’ - Lo spettro di un blocco totale delle rotte marittime globali torna a incombere sul Medio Oriente. L’Iran avrebbe chiesto ai ribelli Houthi dello Yemen di prepararsi a chiudere lo strategico Stretto di Bab el-Mandeb nel caso in cui gli Stati Uniti dovessero colpire la rete elettrica iraniana.
Secondo quanto rivelato da fonti di alto livello iraniane e regionali, Teheran avrebbe dato istruzioni precise ai propri alleati yemeniti per predisporre attacchi coordinati contro il traffico mercantile nel Mar Rosso, qualora Washington decidesse di prendere di mira le infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica. Una decisione che potrebbe essere maturata in risposta alle recenti minacce del presidente Donald Trump di colpire le centrali elettriche di Teheran.
I preparativi sul campo sarebbero già ultimati: fonti vicine ai ribelli riferiscono che il gruppo yemenita ha completato lo schieramento di missili e droni nei pressi di Bab el-Mandeb, in attesa del via libera per colpire le imbarcazioni in transito.
Mentre lo stretto finisce nel mirino, il leader del movimento Houthi, Abdul Malik al-Houthi, ha lanciato un durissimo avvertimento televisivo alla vicina Arabia Saudita, accusandola di promuovere gli obiettivi di Stati Uniti e Israele nella regione, da lui definiti “all’origine del male e dell’instabilità nel mondo”.
La minaccia di colpire i siti energetici e le infrastrutture di Riad arriva dopo i recenti attacchi subiti dall’aeroporto di Sana’a’, la capitale yemenita controllata dai ribelli dal settembre 2014. Abdul Malik al-Houthi ha dichiarato: “Tutti gli impianti petroliferi e le installazioni cruciali” dell’Arabia Saudita “saranno obiettivi dei nostri missili e droni se” Riad “sarà coinvolta in un’aggressione su vasta scala contro il nostro Paese e andrà verso l’escalation”
Il leader sciita ha poi chiarito i termini della ritorsione in caso di nuove operazioni contro lo scalo di Sana’a’: “L’equazione è aeroporti per aeroporti, porti per porti”.
Situato tra lo Yemen e il Corno d’Africa, lo Stretto di Bab el-Mandeb — il cui nome evoca storicamente i pericoli della navigazione traducendosi come “Porta delle Lacrime” — rappresenta uno dei colli di bottiglia più vulnerabili e vitali per l’economia del pianeta. Con una lunghezza di circa 50 chilometri e una larghezza che si restringe fino a soli 26, lo stretto funge da porta d’accesso meridionale al Canale di Suez. Qualsiasi nave in viaggio tra l’Asia e l’Europa attraverso il Mar Rosso deve necessariamente transitare da qui.
Attraverso questo passaggio scorre ogni anno circa il 12% del commercio marittimo globale di greggio. Un blocco della navigazione costringerebbe i mercantili a circumnavigare l’estremità meridionale dell’Africa lungo il Capo di Buona Speranza, una deviazione di migliaia di chilometri che prolungherebbe i viaggi di diversi giorni, facendo impennare i costi di trasporto e i prezzi delle merci, così come già avvenuto durante le passate tensioni legate al conflitto a Gaza.
La reale preoccupazione degli analisti è legata a un doppio blocco simultaneo. Con lo Stretto di Hormuz (via di transito per il 20% delle spedizioni mondiali di petrolio prima del conflitto) già di fatto chiuso, l’ostruzione di Bab el-Mandeb rischierebbe di innescare uno dei più gravi shock di approvvigionamento energetico degli ultimi decenni.