Fin dalle sue prime parole, è stato facile misurare la forza giovane della sua visione e il vigore della sua vitalità.
Un’incommensurabile dedizione alla sua professione che si accompagna alla preparazione di chi ha costruito il proprio percorso attraverso lo studio e l’esperienza internazionale, oltre che al desiderio di esplorare nuove strade.
Ho incontrato il nuovo direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Melbourne, Stefano Scaramuzzino, alla University of Melbourne, in occasione delle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Carlo Collodi. Nonostante fosse atterrato in Australia da una manciata di giorni, è apparso al suo primo evento pubblico mostrando un entusiasmo contagioso che appartiene a chi non considera la cultura un patrimonio da custodire sottovetro, ma una materia viva, da interrogare e rinnovare.
In ogni sua parola, ho immediatamente riconosciuto la determinazione di chi sa che ogni nuova partenza porta con sé profonda responsabilità, ma anche infinite possibilità.
Oggi, dall’altra parte del mondo, Scaramuzzino porta con sé un bagaglio di esperienze, idee e relazioni, insieme alla convinzione che la cultura italiana abbia ancora molto da raccontare, soprattutto quando riesce a “liberarsi dagli stereotipi” e a dialogare con il presente.
“L’Australia corrisponde alle aspettative altissime che avevo quando ho scelto di candidarmi per questa sede – ha subito dichiarato durante la nostra intervista negli studi de Il Globo TV, andando oltre l’immaginario collettivo di un luogo lontano ed esotico –. Mi ha stupito la somiglianza di Melbourne all’Europa”, ha aggiunto, soffermandosi sugli spazi immensi, sui parchi, sulle strade e su quell’architettura che richiama il Vecchio Continente, quasi custodisse una nostalgia delle origini.
Ma il suo sguardo si è posato anche su un’altra storia, quella precedente all’arrivo europeo, riconoscendo un’attenzione verso le popolazioni aborigene: elemento importante per comprendere l’identità australiana. È uno sguardo che racconta molto del suo modo di intendere la cultura: osservare senza dare nulla per scontato, riconoscere le stratificazioni della storia, ascoltare ciò che spesso rimane ai margini.
Originario di Torino, Scaramuzzino ha trascorso i primi diciotto anni della sua vita nella città piemontese, per poi trasferirsi a Trento, dove gli studi in Giurisprudenza gli hanno permesso di scoprire la varietà delle identità italiane.
Vienna è stata “la prima grande finestra sul mondo”, con un’esperienza alle Nazioni Unite nel settore della sicurezza nucleare; poi, attraverso gli incontri con colleghi provenienti da Paesi diversi, è maturata la consapevolezza di quanto il patrimonio culturale italiano potesse essere prezioso proprio quando osservato da lontano.
“I miei colleghi libanesi, messicani o coreani mostravano tanta curiosità verso la cultura italiana. Ad esempio, quando si organizzavano visite al museo, mi rendevo conto della fortuna che noi italiani avevamo avuto nel poter seguire un programma scolastico così denso e ampio, come quello di Storia dell’arte – ha spiegato –. Le basi teoriche che ci offre la scuola pubblica italiana ci rendono molto fortunati”.
Da quella scoperta è nata anche la volontà di trasformare “una passione personale, quella per la letteratura e la storia, in una professione”, partecipando al concorso ministeriale per funzionari della promozione culturale, un lavoro nel quale ha potuto coniugare l’interesse per la cultura con la sua formazione giuridica.

Il direttore di IIC Melbourne, Stefano Scaramuzzino, durante l’evento per il bicentenario dalla nascita di Carlo Collodi
Prima di arrivare a Melbourne, i cinque anni a Lisbona gli hanno insegnato quanto la collaborazione possa diventare una risorsa indispensabile, soprattutto quando le circostanze sembrano porre ostacoli.
Durante il suo mandato in veste di direttore, l’Istituto Italiano di Cultura della capitale portoghese ha infatti ricevuto un riconoscimento per il numero e la qualità delle collaborazioni sviluppate con le istituzioni locali. Un risultato maturato anche in un periodo complesso, segnato dalla necessità di lasciare la sede storica, “una meravigliosa palazzina del Settecento che non presenteva più le condizioni adeguate per realizzarvi eventi o corsi di lingua” e trasferirsi temporaneamente.
“Abbiamo conosciuto e ampliato la nostra platea di partner proprio grazie a una situazione decisamente negativa: bisogna saper trarre il massimo da ogni situazione – ha dichiarato –. Una caratteristica che si ripresenta anche qui a Melbourne, ma noi facciamo di necessità virtù. Probabilmente quel premio non ce l’avrebbero attribuito, se non ci fossimo trovati davanti all’esigenza di dover collaborare con le istituzioni esterne per dar vita a mostre e concerti. Ovviamente la nostra idea, che è più una visione, grazie anche al sostegno della console Chiara Mauri, resta quella di creare per l’Istituto Italiano di Cultura a Melbourne un punto di riferimento unico per gli italiani e la comunità locale in generale”.
Una filosofia che Scaramuzzino porta con sé anche in Australia, dove una comunità italiana ricca e articolata, associazioni attive e istituzioni consolidate rappresentano al tempo stesso una grande opportunità e una sfida. Perché inserirsi in una rete già vivace significa saper collaborare, ma anche trovare una voce riconoscibile.
“Ho individuato quel ‘qualcosa di diverso’ nell’offrire un’immagine contemporanea dell’Italia”, ha spiegato, indicando una direzione che va oltre la rappresentazione tradizionale del Paese attraverso la cucina, i monumenti e le grandi opere del passato. “Vogliamo alzare un po’ l’asticella, senza rinnegare quella bellezza; al contrario, l’intenzione è allargarne i confini – ha aggiunto –. Raccontare le donne nella scienza, la tecnologia, il fumetto italiano, la partecipazione italiana alla ricerca. Immaginare, al contempo, forme di espressione capaci di unire linguaggi differenti, come un concerto accompagnato da proiezioni di videomapping, affinché la musica dialoghi con le nuove tecnologie e raggiunga anche le generazioni più giovani”.
E la cultura, in questa prospettiva, non è una vetrina immobile, ma un organismo che respira, si trasforma e trova nuove strade per parlare al pubblico.
Anche la collaborazione con le università, i lettorati di italiano e le cattedre di Italianistica “sarà fondamentale per costruire iniziative condivise” e rafforzare una presenza italiana che non si esaurisca nei confini di una singola istituzione.
A Melbourne, Scaramuzzino ha già incontrato rappresentanti della University of Melbourne, de La Trobe University e della Monash University, oltre che le scuole elementari bilingui, la storica Società Dante Alighieri Melbourne e l’Italian Australian Foundation, convinto che le relazioni siano il primo ingrediente di ogni progetto duraturo. Il suo percorso personale incontrerà inevitabilmente la sua visione professionale: nella convinzione che conoscere significhi anzitutto mettersi in relazione, attraversare le distanze e lasciarsi cambiare dagli incontri.
C’è anche una dimensione più intima in questa nuova partenza: la scelta condivisa con sua moglie di vivere un’esperienza lontana dall’Italia, insieme alla loro bambina di appena un anno, nata da quel desiderio di “non rimandare le occasioni che la vita offre”.
E poi, c’è la passione per la corsa, uno sport che gli permette di ascoltare il corpo e ritrovare la concentrazione, qualità che sembrano riflettersi anche nel suo lavoro: “È uno sport che ti abitua alla resistenza”, ha detto, riflettendo sugli obiettivi che si raggiungono soltanto attraverso molti passi e con il tempo necessario, perché costruire relazioni, far crescere idee, dare forma a progetti richiede pazienza, tenacia e la capacità di guardare lontano.
E la sfida più interessante sarà adesso prendere davvero atto di questa importante “visione”, afferrarla e convertirla in realtà.