ZURIGO (SVIZZERA) - Il rumore della contestazione è quasi sordo, almeno alle sue orecchie. Anche perchè, a dispetto di tante voci fuori dal coro, il sostegno non gli manca.

Anche per questo Gianni Infantino va dritto per la sua strada e nel marzo prossimo a Rabat chiederà che gli venga rinnovata la fiducia. Il 56enne dirigente italo-svizzero, alla guida della Fifa dal 2016, ieri in Polonia per assistere all’inaugurazione dei Mondiali under 20 femminili ha dribblato le domande sul futuro ma ci ha pensato la stessa Federazione internazionale a far sapere oggi quali sono i suoi progetti: ovvero ottenere il quarto mandato (in realtà il terzo pieno) e restare sul sedile di guida fino al 2031.

“Il presidente della Fifa ha annunciato ad aprile che si candiderà per la rielezione nel 2027 - hanno fatto sapere da Zurigo - Naturalmente, nulla è cambiato. Il signor Infantino si candiderà per la rielezione”.

Del resto, l’ex segretario generale della Uefa sa di poter contare su un appoggio ancora vasto fra Africa, Sudamerica e Oceania, con qualche “disertore” nelle fila dei ribelli, ovvero Uefa, Afc (Asia) e Concacaf (America Centro-Nord).

In fondo, fino a metà luglio, nessuno avrebbe scommesso contro la sua conferma, poi è scoppiato il caos legato al progetto FIFA Forward Enterprise, ovvero la creazione di una società per la gestione dei diritti commerciali delle competizioni - Mondiali inclusi - aperta a investitori privati.

Da quel momento quel calcio mondiale apparso sempre unito si è spaccato in maniera quasi irrimediabile, fra contestazioni e minacce di boicottaggi. Da più parti hanno chiesto a Infantino di fare un passo indietro, diverse Federazioni - Italia compresa - hanno pubblicamente ritirato il loro sostegno alla sua candidatura con la battaglia che si è spostata su altri campi: la Uefa sta valutando una possibile azione legale in Svizzera e ha chiesto alla Corte per il Distretto meridionale della Florida di emettere un’ordinanza per l’accesso ai documenti Fifa sulla questione FFE mentre da Zurigo ribattono parlando di “campagna diffamatoria”.

Ad oggi, fra l’altro, all’orizzonte non si palesano altri candidati: Aleksander Ceferin si è tirato fuori, Nasser Al Khelaifi non è apparso convinto mentre Victor Montagliani, numero uno della Concacaf e indicato come principale opzione, finora non ha fatto passi avanti.

C’è tempo fino al 18 novembre, dalla Uefa - rivela la BBC - filtra fiducia sulla possibilità di individuare un’alternativa all’attuale presidente che possa ricevere almeno 106 dei 211 voti necessari. Per adesso, però, solo una certezza: Gianni Infantino non ha alcuna intenzione di farsi da parte.