CANBERRA – I nuovi dati dell’Australian Bureau of Statistics (ABS) offrono un primo segnale di moderazione dopo l’inizio della guerra con l’Iran, senza tuttavia riportare l’aumento dei prezzi entro l’obiettivo fissato dalla Banca centrale.

Nel secondo trimestre l’inflazione complessiva è scesa dal quattro al 3,8 per cento, tornando sotto quella soglia per la prima volta dallo scoppio del conflitto. La trimmed mean, l’indicatore seguito con maggiore attenzione dalla Reserve Bank of Australia (RBA) perché esclude le variazioni più estreme, è invece rimasta stabile al 3,6 per cento.

Rachel McCrick, responsabile delle statistiche sui prezzi dell’ABS, ha attribuito il miglioramento soprattutto alla diminuzione dei costi di trasporto. Una temporanea stabilizzazione del Medio Oriente ha ridotto le quotazioni mondiali del petrolio, contribuendo a un calo mensile del 10,9 per cento per i carburanti.

A incidere sono state anche le agevolazioni federali sull’accisa, che a giugno hanno abbassato il prezzo alla pompa di 32 centesimi al litro. Lo sconto è stato dimezzato a 16 centesimi in luglio e sarà eliminato completamente da questa domenica, con il rischio di un nuovo aggravio spinta sui bilanci familiari.

Il settore abitativo resta il principale motore dei rincari, con un aumento del 6,8 per cento. I prezzi delle nuove costruzioni sono cresciuti del 5,8 per cento su base annuale, il ritmo più alto in quasi tre anni, a causa dei maggiori costi di materiali e manodopera trasferiti dai costruttori agli acquirenti.

Le cifre saranno esaminate dal consiglio della RBA prima della riunione di agosto. L’inflazione di fondo eccede l’obiettivo del 2,5 per cento dalla pandemia di COVID-19 e la governatrice Michele Bullock ha avvertito che una permanenza prolungata fuori dall’intervallo desiderato aumenta le preoccupazioni dell’istituto.

Bullock ha riconosciuto che gli interessi più elevati stanno rallentando la domanda, come previsto, ma ha ricordato che le stime di maggio indicavano un ritorno sotto il tre per cento soltanto verso la fine del 2027.

Un nuovo shock petrolifero collegato al Medio Oriente potrebbe rendere più difficile il contenimento dei prezzi, soprattutto se famiglie e imprese iniziassero a considerare strutturali i rincari.

La governatrice ha inoltre collegato la vulnerabilità dell’economia alla debole produttività, che da anni limita salari reali e redditi. L’OCSE ha calcolato una riduzione del cinque per cento delle retribuzioni reali australiane negli ultimi cinque anni, mentre altri indicatori collocano la crescita del tenore di vita ai livelli peggiori dalla Prima guerra mondiale.