CANBERRA – Il dato dell’inflazione australiana è risalito al 4 per cento su base annua nel mese di agosto, interrompendo la fase di rallentamento iniziata in marzo e confermando un quadro ancora difficile per la Reserve Bank of Australia (RBA), che il giorno precedente aveva portato il costo del denaro al 4,6 per cento, il livello più alto degli ultimi 15 anni.
Secondo l’Australian Bureau of Statistics (ABS), l’indice dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,4 per cento nel mese. A luglio l’inflazione annua era al 3,5 per cento.
La trimmed mean inflation, la misura dell’inflazione di fondo preferita dalla RBA, è rimasta invece stabile al 3,6 per cento per il terzo mese consecutivo. Il dato era atteso dagli analisti, ma continua a collocarsi nettamente sopra il punto medio della fascia obiettivo della Banca centrale, compresa tra il 2 e il 3 per cento.
L’abitazione è stata la principale componente dell’aumento dei prezzi, con un incremento annuo del 5,7 per cento. Rachael McCririck, responsabile delle statistiche sui prezzi dell’ABS, ha spiegato che il risultato riflette sia il rincaro delle nuove costruzioni sia quello dell’elettricità.
I prezzi delle nuove abitazioni sono aumentati del 5,4 per cento nei 12 mesi fino ad agosto, con i costruttori che hanno trasferito sui clienti l’aumento dei costi dei materiali e della manodopera.
Il secondo contributo più rilevante è pervenuto dai trasporti, dopo un aumento del 14,8 per cento dei carburanti, legato anche al progressivo esaurimento del taglio temporaneo delle accise.
Harry McAuley, economista di Oxford Economics Australia, ha osservato che i prezzi elevati del petrolio stanno ormai incidendo anche oltre le pompe di benzina, mantenendo pressioni al rialzo sui beni e sui servizi di fondo. Secondo le sue previsioni, la trimmed mean inflation potrebbe restare sopra il 3 per cento fino all’inizio del 2028.
Dopo la decisione unanime del consiglio della RBA di aumentare i tassi di 25 punti base, la governatrice Michele Bullock ha ribadito che l’inflazione resta troppo alta anche per effetto di una domanda interna ancora eccessiva.
Bullock ha inoltre indicato tra i fattori di pressione i maggiori prezzi delle materie prime connessi al conflitto in Medio Oriente e quelli delle componenti tecnologiche alimentati dal boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale.
L’ex governatore Philip Lowe ha invece puntato il dito contro la spesa pubblica, sostenendo che il governo dovrebbe accumulare maggiori entrate fiscali in una fase caratterizzata da piena occupazione e prezzi elevati delle materie prime.
Il bilancio federale 2025/26 ha chiuso con un deficit di 22,3 miliardi di dollari, mentre la spesa pubblica ha raggiunto il 26,9 per cento del PIL, il livello più alto degli ultimi 40 anni se si esclude il periodo della pandemia.
Andrew McKellar, amministratore delegato dell’Australian Chamber of Commerce and Industry, ha definito quel livello insostenibile e ha chiesto maggiore disciplina nella spesa.
Il vice ministro del Tesoro Daniel Mulino ha replicato che il Partito laburista ha individuato 64 miliardi di dollari di risparmi nei prossimi quattro anni e ha sostenuto che il governo stia già riducendo la propria spesa per sostenere l’azione della Reserve Bank volta a ridurre l’inflazione.