CANBERRA – Jim Chalmers ha difeso la gestione economica del governo Albanese dopo il nuovo rialzo dei tassi d’interesse, sostenendo che le attuali pressioni inflazionistiche non possano essere attribuite soltanto alla spesa pubblica e indicando nel conflitto tra Stati Uniti e Iran e nel boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale due fattori che hanno aggravato il quadro.
Ieri, il consiglio della Reserve Bank of Australia (RBA) ha aumentato all’unanimità i tassi d’interesse di 25 punti base, portandoli al 4,6 per cento, il livello più alto degli ultimi 15 anni. Il provvedimento aggrava le difficoltà per le famiglie già alle prese con il costo della vita e ha riacceso il confronto sulle responsabilità per un’inflazione ancora elevata.
Chalmers ha riconosciuto la propria parte nella lotta contro l’aumento dei prezzi, ma ha sottolineato che la guerra in Medio Oriente ha “accelerato enormemente” il costo dei carburanti e che gli australiani ne stanno pagando “un prezzo molto pesante”.
La governatrice Michele Bullock ha tuttavia offerto una diagnosi più ampia, ricordando che le pressioni inflazionistiche interne erano già presenti prima dell’aggravarsi della crisi internazionale.
“Non riguarda tutto il conflitto in Medio Oriente - ha precisato -. Sta rendendo le cose molto peggiori, ma partivamo comunque da una situazione di eccesso di domanda, ed è per questo che avevamo cominciato ad aumentare i tassi prima dell’inizio del conflitto”.
La Coalizione ha concentrato le proprie critiche sulla spesa pubblica. Il leader dell’opposizione Angus Taylor ha accusato il governo di spendere troppo, sostenendo che mentre le famiglie sono costrette a ridurre le proprie uscite, Canberra non avrebbe fatto altrettanto.
Nell’ultimo esercizio, la spesa pubblica ha raggiunto il 26,9 per cento del prodotto interno lordo, il livello più alto degli ultimi quattro decenni se si esclude il periodo della pandemia. Le entrate fiscali sono arrivate al 24,1 per cento del PIL, poco sotto il massimo registrato durante i governi Howard.
Chalmers ha replicato che il dato complessivo non riflette il rallentamento della domanda pubblica e che quattro dollari su cinque della nuova domanda nell’ultimo anno sono arrivati dal settore privato. Ha inoltre richiamato il pacchetto sulla produttività e le modifiche al NDIS come prova dell’impegno del governo sul fronte economico.
Bullock ha osservato che sia il settore pubblico che quello privato contribuiscono alla domanda aggregata, ma ha evitato di attribuire a singole voci di spesa la responsabilità delle difficoltà della RBA.
Più netta la sua valutazione sulla produttività: “Il punto fondamentale è che la produttività non sta facendo nulla”.
Sul piano politico, il rialzo ha prodotto una valutazione severa da parte degli elettori. Secondo un sondaggio News24/YouGov, condotto tra il 15 e il 21 settembre, il 64 per cento degli intervistati attribuiva almeno parte della responsabilità di un previsto aumento dei tassi al governo federale.
Il 30 per cento indicava esclusivamente il governo come principale responsabile, mentre il 34 per cento divideva in parti uguali la responsabilità tra Canberra e la Reserve Bank. Solo il 9 per cento attribuiva la colpa esclusivamente alla RBA, il 7 per cento alle banche e agli altri istituti di credito, mentre il 20 per cento non ha espresso un giudizio.