ROMA - Mentre in Aula il centrosinistra è chiamato a una prova di compattezza sulla legge elettorale, nel campo largo resta aperto il confronto su primarie, programma e alleanze.
La segretaria del Pd Elly Schlein ha convocato in settimana una segreteria in vista della direzione fissata per venerdì, passaggio propedeutico all’assemblea che dovrebbe tenersi entro la fine di ottobre. Sul tavolo ci sono diversi nodi, a partire dai malumori dell’area riformista.
Nel fine settimana, infatti, la minoranza interna è tornata a farsi sentire e non esclude di mettere in campo un proprio candidato alle eventuali primarie di coalizione. Tra i nomi più evocati c’è quello dell’europarlamentare Giorgio Gori.
L’ipotesi di un doppio candidato Pd viene accolta con freddezza dalla maggioranza del partito, anche perché una soluzione di questo tipo richiederebbe una deroga allo statuto che “indica chiaramente chi è il candidato a Palazzo Chigi direttamente, cioè la segretaria del nostro partito, e in caso di primarie la segretaria del partito”, come ricorda Igor Taruffi, responsabile organizzazione del Nazareno.
“Da questo punto di vista non vedo particolari elementi di discussione. Mi sembrerebbe strano andare a trovare elementi ulteriori”, ha aggiunto.
Dalla maggioranza dem si fa notare che, se una candidatura alternativa verrà presentata, sarà comunque l’assemblea a decidere.
Più in generale, per Taruffi le strade per individuare il leader restano le solite due: o il candidato viene espresso dal partito più votato della coalizione, oppure si passa dalle primarie. Una posizione che chiude, almeno per ora, anche all’ipotesi di un terzo nome o di un federatore.
Eppure, l’idea di una figura di mediazione continua a circolare. C’è chi vedrebbe bene in quel ruolo Pierluigi Bersani, a sostegno del quale è stata avviata anche una raccolta firme su Change.org. Il terzo nome non dispiace nemmeno ad alcune componenti di Alleanza Verdi e Sinistra.
Resta aperto anche il capitolo del programma. Il Movimento 5 Stelle ribadisce la disponibilità a lavorare a un’intesa comune. Il tavolo “non fallirà”, assicura il vicepresidente M5s Stefano Patuanelli, secondo cui “sul 99% dei temi abbiamo una visione comune”.
Anche per il Pd è arrivato il momento di sedersi al tavolo. “Ci saranno tutte le forze politiche e le espressioni e i movimenti civici con cui ci siamo presentati insieme in sette regioni”, spiega Taruffi.