CAMPOBASSO - Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, le due donne morte a dicembre scorso per avvelenamento da ricina, è stato accompagnato in mattinata negli uffici della Questura di Campobasso, al termine di una perquisizione effettuata in uno dei suoi studi, in via D’Amato.  

Al momento non risulta iscritto nel registro degli indagati nell’ambito del fascicolo della Procura di Larino per duplice omicidio. 

Gli agenti sono rimasti a lungo all’interno dell’ufficio, che si trova proprio di fronte all’abitazione di famiglia, e la perquisizione si è conclusa intorno alle 10.45, quando Di Vita è stato portato in Questura, dove è rimasto per oltre un’ora. 

Ha poi lasciato gli uffici della Squadra Mobile intorno alle 11, sempre a bordo di una macchina di servizio della polizia e accompagnato da due agenti, non rispondendo alle domande dei giornalisti presenti. 

Secondo quanto si apprende da fonti qualificate, le perquisizioni di queste ore sarebbero scattate dopo nuovi elementi raccolti negli ultimi giorni dagli investigatori e ritenuti significativi per la soluzione del caso. 

Non si sarebbe trattato di perquisizioni generiche, ma di un’attività mirata al prelievo di materiale specifico, come documenti o dispositivi informatici. 

L’inchiesta riguarda la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, decedute dopo un malore accusato durante le festività natalizie. Gli accertamenti successivi hanno ricondotto i decessi a un avvelenamento da ricina, e la Procura di Larino procede per duplice omicidio.