ROMA - Le difese dei tre agenti dei servizi segreti egiziani condannati nel processo per il caso Regeni sono pronte a impugnare la sentenza in Appello. La decisione arriva all’indomani della condanna a dieci anni di carcere per sequestro di persona inflitta dalla Corte d’Assise di Roma al maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e ai colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed.
Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è stato invece assolto.
I giudici hanno fatto cadere l’accusa di omicidio, riconoscendo per i tre condannati solo il sequestro di Giulio Regeni, il dottorando friulano sequestrato al Cairo nel gennaio 2016 e trovato morto pochi giorni dopo con segni di torture. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni, quindi tra fine dicembre e inizio gennaio.
Il ricorso in secondo grado potrebbe aprire un nuovo passaggio davanti alla Corte costituzionale, dopo quelli già affrontati nel corso del procedimento sulla questione dell’assenza degli imputati e delle consulenze di parte.
I difensori degli ufficiali egiziani intendono infatti chiedere ai giudici d’Appello di sollevare una questione di legittimità costituzionale sulle norme introdotte dalla riforma Cartabia. Il nodo riguarda la possibilità, per gli avvocati di imputati assenti, di presentare ricorso senza una procura speciale firmata dagli stessi imputati.
Secondo i legali d’ufficio, la previsione che impedisce l’impugnazione in assenza di quel mandato potrebbe entrare in conflitto con il diritto di difesa. La questione rischia quindi di allungare ulteriormente i tempi del procedimento.
Stando a quanto filtra, un eventuale processo d’Appello potrebbe non iniziare prima di due anni. Un elemento rilevante anche in rapporto alla prescrizione: per il reato di sequestro di persona, infatti, il termine è di dodici anni dai fatti contestati.
La Procura di Roma attenderà il deposito delle motivazioni prima di decidere se presentare un eventuale ricorso. Resta poi il tema delle provvisionali disposte dalla Corte, in particolare quella da 150 mila euro in favore della Presidenza del Consiglio dei ministri, parte civile nel processo. Spetterà all’Avvocatura dello Stato valutare un’eventuale richiesta alle autorità egiziane per ottenere il pagamento.
Intanto il ministro degli Esteri Antonio Tajani si dice “stupito dalle polemiche” nate dopo le sue dichiarazioni sulla sentenza, che sottolineavano che sono state condannate tre persone, e non lo Stato egiziano.
“Mi sono limitato a fotografare la sentenza di ieri. E proprio perché è una sentenza limitata, perché non ci dice chi sono gli assassini di Regeni, noi vogliamo che si faccia piena luce su questo”, ha commentato.
Il vicepremier respinge l’accusa di inerzia nei rapporti con il Cairo. “Non abbiamo mai mollato e non copriamo nulla”, ha detto, sostenendo che “vale più l’azione diplomatica che il clamore, perché noi non abbiamo mai rinunciato a insistere con le autorità egiziane, in ogni incontro, su quello che per noi è fondamentale: scoprire la verità, scoprire chi sono gli assassini di Regeni”.
In Senato, intanto, il Movimento 5 Stelle ha chiesto che Tajani riferisca in Aula sulle conseguenze nei rapporti tra Italia ed Egitto. Alla richiesta del capogruppo Luca Pirondini si sono associati anche esponenti delle altre opposizioni, tra cui Susanna Camusso per il Pd, Silvia Fregolent per Italia Viva e Tino Magni per Avs.
Pirondini ha ricordato le parole della madre Paola Regeni, secondo cui Giulio aveva conosciuto sulla sua pelle “tutto il male del mondo”, e ha poi attaccato il ministro. “Ma lo sa Tajani che è ministro degli Esteri italiano?”, ha chiesto, ricordando che per dieci anni le autorità egiziane non hanno fornito piena collaborazione alla magistratura italiana.
Il capogruppo pentastellato ha chiamato in causa anche Giorgia Meloni, accusandola di tacere sulla vicenda. “Cosa c’è di più sovranista che chiedere conto al Cairo del sequestro di un italiano?”, ha affermato, concludendo che la famiglia Regeni e i cittadini italiani hanno diritto a vedere un governo che “difende l’onore dell’Italia” e non risponde “con tutta la pavidità del mondo”.