ROMA - Liliana Segre chiede ai partiti di approvare all’unanimità il disegno di legge contro l’antisemitismo, anche aprendo, se necessario, a una modifica del testo, per chiarire che la critica allo Stato di Israele, come a qualunque altro Paese, non può essere considerata automaticamente antisemita. 

La senatrice a vita, sopravvissuta alla Shoah, prova così a indicare un punto di mediazione su un provvedimento che continua a dividere le forze politiche, sottolineando che quella modifica sarebbe secondo lei “inessenziale” sul piano del contenuto, ma potrebbe servire a favorire un voto il più ampio possibile. 

Alla Camera, però, le distanze restano forti. La maggioranza difende il testo arrivato dal Senato, considerandolo già frutto di una sintesi, Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle restano nettamente contrari e il Pd è orientato a votare no in assenza di modifiche, anche se il partito appare diviso al suo interno. 

Il confronto attraversa anche il mondo ebraico, con un gruppo di intellettuali appartenenti alla comunità che ha sottoscritto un documento critico verso il testo in discussione, sostenendo che rischi di presentare come lotta all’antisemitismo la delegittimazione delle posizioni pubbliche contro Israele. Tra le firmatarie c’è Anna Foa, secondo cui, se la legge sarà approvata così, l’unica strada rimasta sarà impugnarla davanti alla Corte costituzionale. 

Di segno opposto la posizione dell’Ucei, che apprezza l’intervento di Segre, ma difende il disegno di legge. Secondo l’Unione delle comunità ebraiche italiane, il testo è già il risultato di un lavoro accurato contro l’antisemitismo e non introduce alcun divieto di critica nei confronti dello Stato di Israele o dei suoi governi.  

Nella maggioranza, l’ipotesi di un emendamento è stata valutata, ma al momento prevale la linea di andare avanti senza cambiamenti. Il relatore in commissione Affari costituzionali, Paolo Emilio Russo di Forza Italia, ringrazia Segre e sottolinea il lavoro di sintesi già svolto al Senato, richiamando anche il dialogo con le associazioni impegnate nel contrasto all’antisemitismo. 

Nel Pd, invece, il dibattito resta aperto. Dopo l’annuncio di Emanuele Fiano, pronto a lasciare il partito se i dem voteranno contro il ddl in Aula, si moltiplicano le voci critiche rispetto alla linea del no.  

In commissione Giustizia, riunita in sede consultiva, il Pd si è astenuto, annunciando però che senza modifiche in Aula voterà contro. “L’appello di Liliana Segre va nella stessa direzione di quello che abbiamo rivolto nei giorni scorsi alla maggioranza. È necessario modificare il testo”, afferma Federico Gianassi. 

Se il gruppo dem confermerà il no, restano possibili defezioni. Una parte del partito considera infatti rischioso bocciare un provvedimento sul contrasto all’antisemitismo dopo l’appello di Segre, mentre un’altra chiede di correggere il testo per evitare ambiguità sul rapporto tra antisemitismo e antisionismo. 

Nel frattempo, Avs e M5s rafforzano la loro iniziativa politica comune. Al Cinema Adriano di Roma hanno organizzato la proiezione di “Naza”, il docufilm premiato a Venezia con testimonianze di soldati dell’Idf sugli attacchi israeliani a Gaza. Il Pd era stato invitato e alla fine in sala si sono ritrovati i quattro leader del campo largo: Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein.