MADRID - La drammatica vicenda di Maricarmen Abascal – la donna di 87 anni in sedia a rotelle prelevata con la forza dalla polizia e portata via in barella dal suo appartamento nel quartiere Retiro di Madrid – è diventata l’innesco di un’imponente mobilitazione sociale in Spagna.

L’episodio – che risale al 24 settembre, documentato da immagini diffuse anche da Nbc News – ha trasformato l’anziana nel simbolo della crisi abitativa che attraversa il Paese, portando in piazza decine di migliaia di persone e spingendo il governo centrale a varare un decreto d’emergenza e 

Secondo la federazione degli inquilini di Madrid, l’edificio in cui la signora Abascal ha vissuto per tutta la vita era stato acquistato nel 2018 dal fondo di investimento Urbagestión, che aveva imposto un considerevole aumento del canone. La donna ha lottato contro lo sfratto per oltre cinque anni.

Nonostante una causa in corso, gli appelli umanitari e i tentativi delle autorità locali di trovarle un alloggio alternativo, la proprietà si è rifiutata di congelare la procedura.

Come denunciato dalla sua legale, Beatriz Duro, i proprietari si sarebbero persino rifiutati di firmare un nuovo contratto di locazione a fronte dell’offerta di un benefattore anonimo disposto a coprire l’affitto dell’anziana. L’avvocata ha stigmatizzato l’intervento di polizia come “completamente sproporzionato e non necessario”. 

Lo sgombero ha scatenato la reazione immediata della cittadinanza. Dopo le prime tensioni fuori dall’edificio, dove decine di agenti sono stati schierati contro i manifestanti, nel fine settimana una massa di decine di migliaia di persone è scesa in strada nella capitale e in altre 16 città spagnole, promossa dai sindacati degli inquilini e dai movimenti per il diritto all’abitare.

Sotto striscioni con slogan come “Basta sfratti, basta perdere un vicino, siamo tutti cittadini di Madrid”, la protesta ha raggiunto il cuore della capitale: i manifestanti si sono accampati con le tende in una piazza centrale, a partire da Puerta del Sol, promettendo di proseguire il sit-in per mantenere alta la pressione su Pedro Sánchez. 

La pressione della piazza ha spinto il governo nazionale a intervenire drasticamente. Con un messaggio diffuso su X, la ministra della Salute Mónica García Gómez ha annunciato l’approvazione in Consiglio dei Ministri delle misure straordinarie battezzate “Decreto Maricarmen”, pensate per dare sollievo a oltre cinque milioni di persone.

“Ciò che un mese fa era inimmaginabile, oggi l’abbiamo ottenuto”, ha spiegato la ministra, elencando i punti cardine: “Sfratti sospesi fino al 2030, divieto per i fondi avvoltoio di acquistare immobili, rinnovo automatico dei contratti di locazione”.

Mónica García ha poi aggiunto: “È il momento di intervenire sul mercato speculativo degli immobili e iniziare a riequilibrare la bilancia tra cittadini e fondi. Grazie alle mobilitazioni e alle occupazioni. Senza di voi questo non sarebbe stato possibile”. 

Il provvedimento dovrà ora affrontare l’iter parlamentare, con un primo voto atteso forse già per venerdì. Il percorso si preannuncia tuttavia in salita, dato che il premier socialista Pedro Sánchez non dispone di una maggioranza assoluta.

Lo stesso Sánchez ha definito lo sfratto forzato “una tragedia sociale che non possiamo accettare”, attaccando la giunta regionale di Madrid per aver dato priorità agli immobili di lusso anziché agli alloggi sociali. 

Di contro, la presidente conservatrice della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, ha subito bocciato il decreto, accusando l’esecutivo di mandare ai proprietari il messaggio che “esproprierà la loro casa se la affittano”. Intervistata dall’agenzia Efe, Díaz Ayuso ha sostenuto che la strada corretta sia “rendere l’alloggio disponibile a tutti i giovani e a chi non è così giovane, e per questo serve che siano costruite più case da affittare”. 

Il caso di Madrid si inserisce in un quadro di forte rincaro dei canoni d’affitto nelle grandi metropoli spagnole, spinto dai processi di gentrificazione e commercializzazione dei quartieri residenziali a fronte della carenza di edilizia pubblica. A Barcellona le rivendicazioni si sono concentrate negli anni anche contro il turismo di massa e la proliferazione degli affitti brevi, considerati tra i responsabili della contrazione dell’offerta abitativa.  

Una dinamica di portata continentale che a inizio settembre ha visto anche l’Unione Europea intervenire con nuove normative sui flussi turistici negli affitti brevi. Come ricordato dall’Unione internazionale degli inquilini, la tendenza diffusa in molti Paesi europei a considerare l’immobile come risorsa d’investimento anziché come bene primario continua a collocare il caso della signora Abascal al centro del dibattito sul diritto all’abitare.