SYDNEY – La Reserve Bank of Australia (RBA) analizzerà con attenzione i nuovi dati sull’inflazione che verranno pubblicati oggi, appena un giorno dopo aver aumentato i tassi d’interesse al 4,6 per cento, pur riconoscendo che queste cifre descriveranno una situazione risalente ormai a quasi due mesi fa.

La governatrice Michele Bullock ha definito “sfortunata” la coincidenza del calendario, dopo che il consiglio di politica monetaria della Banca centrale ha portato i tassi al livello più alto degli ultimi 15 anni.

La trimmed mean inflation, la misura dell’inflazione di fondo preferita dalla RBA, dovrebbe restare stabile al 3,6 per cento su base annua quando l’Australian Bureau of Statistics (ABS) pubblicherà l’aggiornamento relativo ad agosto.

Se il dato dovesse confermare le attese, secondo Bullock dimostrerebbe che l’inflazione è rimasta su livelli inaccettabilmente elevati nella prima metà dell’anno.

In vista della prossima riunione di novembre, tuttavia, la Reserve Bank sarà maggiormente concentrata sulla direzione futura dell’economia.

“Quello che stiamo cercando di fare è assicurarci che le condizioni finanziarie siano sufficientemente restrittive perché, guardando avanti, le pressioni inflazionistiche diminuiscano”, ha spiegato Bullock.

Gli aumenti dei tassi impiegano generalmente tra 12 e 18 mesi per manifestare pienamente i propri effetti, ma alcuni segnali indicano che le condizioni finanziarie stanno già diventando più severe.

La quota del reddito disponibile destinata alle rate dei mutui è aumentata e il rallentamento del mercato immobiliare si sta accentuando.

Secondo Bullock, la speranza è che i quattro rialzi decisi nel corso dell’anno siano sufficienti a raffreddare l’economia e riportare gradualmente l’inflazione sotto controllo.

“Basterà? Non lo so”, ha ammesso.

Sally Auld, capo economista di NAB, ritiene invece che la RBA possa aver già fatto abbastanza. Con condizioni finanziarie più restrittive, l’istituto potrebbe ora scegliere di osservare l’evoluzione della situazione e intervenire soltanto in presenza di nuove indicazioni negative sul fronte dell’inflazione.

L’aumento della disoccupazione e i primi segnali di indebolimento dell’attività economica potrebbero infatti spingere la Banca centrale a ridurre la pressione esercitata attraverso i tassi.

Bullock ha ribadito che l’obiettivo resta quello di riportare l’inflazione su livelli accettabili preservando, per quanto possibile, i progressi compiuti nel mercato del lavoro.

A complicare il compito della RBA resta però la debole crescita della produttività australiana.

“Il punto fondamentale è che la produttività non sta facendo nulla”, ha affermato Bullock, osservando che senza miglioramenti strutturali diventa difficile ottenere una crescita sostenuta dei salari reali.

La governatrice ha indicato nella Productivity Commission, guidata da Danielle Wood, e nel ministro del Tesoro Jim Chalmers alcuni degli attori chiamati ad affrontare il problema, sottolineando però che anche le imprese devono contribuire.

Chalmers ha replicato che il bilancio federale contiene il più ampio pacchetto di misure per la produttività degli ultimi decenni, ma ha riconosciuto che i risultati richiederanno tempo.