TEHERAN – Il rial iraniano ha toccato un nuovo minimo storico, superando quota 2,5 milioni per un dollaro statunitense, mentre il ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha affermato che i negoziati indiretti con Washington sulla riapertura dello Stretto di Hormuz stanno diventando “più seri”.

Il nuovo calo della valuta si compie appena 27 giorni dopo il precedente record negativo di 2,2 milioni di rial per dollaro, registrato il 2 settembre. Dall’inizio della guerra a febbraio, la moneta iraniana ha continuato a perdere terreno, riflettendo il deterioramento di un’economia già da anni sottoposta alle sanzioni internazionali.

A pesare ulteriormente sono stati il blocco navale statunitense sulle esportazioni petrolifere iraniane e le nuove misure restrittive introdotte dall’inizio del conflitto.

Sul fronte diplomatico, Araqchi ha spiegato che l’attenzione è ora concentrata esclusivamente sullo Stretto di Hormuz, divenuto uno dei principali nodi della guerra.

Le dichiarazioni sono state fatte poco prima della sua partenza da New York, dove aveva partecipato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite e incontrato mediatori del Pakistan e del Qatar.

Secondo il ministro, gli intermediari qatarioti dovrebbero sottoporre nuovamente la questione agli Stati Uniti e comunicare successivamente a Teheran la risposta definitiva di Washington.

“Se ci sarà una risposta, i qatarioti ce la trasmetteranno e a quel punto verrà presa una decisione a Teheran”, ha dichiarato Araqchi.

Funzionari, compresi rappresentanti statunitensi, hanno confermato che i mediatori stanno lavorando per trovare un accordo capace di fermare i combattimenti e riaprire lo Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il traffico petrolifero internazionale.

Parallelamente, Washington ha annunciato nuove sanzioni contro dieci individui ed entità con sede in Iran, Hong Kong e Pakistan, accusati di aver contribuito all’acquisto di armi e componenti militari per il ministero della Difesa iraniano.

Le nuove misure vengono varate mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran dura ormai da sette mesi e la pressione sull’economia iraniana continua a crescere.