CANBERRA - L’inflazione potrebbe scendere nei dati di aprile, ma la Reserve Bank of Australia (RBA) difficilmente tirerà un sospiro di sollievo. Gli economisti di NAB, CBA e ANZ prevedono un calo dell’indice dei prezzi al consumo rispetto al 4,6 per cento annuo registrato a marzo, ma la flessione sembra legata soprattutto a fattori temporanei, non a un vero raffreddamento dei prezzi di fondo.
Il dato dell’Australian Bureau of Statistics (ABS), atteso per mercoledì, dovrebbe mostrare l’effetto della riduzione temporanea delle accise sui carburanti. Secondo Taylor Nugent, economista senior di NAB, il prezzo della benzina è sceso di circa il 9 per cento nel mese, mentre il gasolio è aumentato. Il risultato previsto è un calo del 7 per cento nei carburanti per auto e un’inflazione annua al 4,4 per cento.
ANZ e CBA stimano una discesa ancora più marcata, al 4,3 per cento. Westpac, invece, prevede un aumento annuo del 4,8 per cento. Trent Saunders, economista di CBA, indica anche tariffe più basse del trasporto pubblico in alcuni Stati come fattore capace di ridurre lievemente il dato mensile.
Il problema è che l’inflazione di fondo (trimmed mean), depurata dalle variazioni più soggette ad ampie oscillazioni, dovrebbe salire dal 3,3 al 3,4 per cento. A pesare sarebbero i costi delle nuove abitazioni e un maggiore aumento del costo dei premi delle assicurazioni sanitarie private. Per la RBA, il punto decisivo resta capire quanto le imprese stiano trasferendo sui consumatori i costi più alti, soprattutto nell’edilizia.
Il quadro internazionale aggrava l’incertezza. Lo Stretto di Hormuz resta di fatto chiuso al traffico merci, mentre le interruzioni delle forniture continuano a far salire i prezzi globali. Nonostante l’ottimismo di Wall Street dopo i segnali della Casa Bianca su possibili progressi verso un accordo con Iran, i negoziati non hanno ancora prodotto una svolta.
Vivek Dhar, analista delle materie prime di CBA, avverte che il petrolio potrebbe salire dagli attuali 105 dollari americani al barile fino a 150 entro metà giugno se la situazione non cambierà. A settembre potrebbe arrivare a 200. A quel punto, il problema non sarebbe solo l’inflazione, ma anche il colpo a crescita e occupazione.
Il mercato del lavoro ha già mostrato un primo cedimento, con la disoccupazione salita in aprile dal 4,3 al 4,5 per cento. Giovedì arriveranno anche i dati sulla spesa delle famiglie. ANZ prevede una contrazione mensile dell’1,3 per cento, dopo il +1,6 per cento di marzo.
In questo scenario, la RBA si trova davanti a un equilibrio difficile: prezzi ancora troppo alti, domanda che potrebbe indebolirsi e shock energetico tutt’altro che risolto.