L’AQUILA - L’ispettorato vuole “monitorare l’andamento del procedimento e il contenuto dei successivi provvedimenti, acquisendo atti istruttori”.
Il tribunale dei minorenni aquilano scrive con “urgenza” al Csm e respinge, almeno per il momento, le ulteriori richieste del ministero per le verifiche sulla vicenda giudiziaria legata alla famiglia nel bosco.
Si riapre a distanza di mesi lo scontro tra toghe e ministero, cominciato lo scorso 6 marzo, quando con un’ordinanza i giudici avevano disposto l’allontanamento della madre dai suoi tre bambini: un caso che aveva acceso i riflettori sulla coppia australiana e i loro figli, i quali conducevano a Palmoli una vita ‘neorurale’, a stretto contatto con la natura.
L’Anm fa scudo ai magistrati e denuncia il rischio di “interferenze” da parte degli uffici di via Arenula ma gli stessi magistrati del ministero, incaricati dei controlli, replicano: “Tutti gli accertamenti finora svolti sono stati rispettosi della normativa che, peraltro, non richiede ‘l’osservanza di particolari formalità nella conduzione dell’inchiesta amministrativa’” e tutte le attività svolte sono “strettamente connesse, nonché necessarie, ad acquisire le informazioni volte al miglior adempimento dell’incarico ricevuto dal ministro Carlo Nordio”.
I primi accertamenti erano scattati il 13 marzo, pochi giorni prima del referendum costituzionale, quando la stessa premier Giorgia Meloni criticò la decisione del tribunale per i minorenni del capoluogo abruzzese di allontanare Catherine Birmingham dai suoi bambini. Ora la neopresidente del tribunale Nicoletta Orlandi solleva però più di un dubbio sui controlli degli ispettori, che, paventa indirettamente in un quesito posto al Csm, non riguarderebbero solo “la verifica della correttezza dell’operato dei giudici titolari del procedimento”.
Orlandi chiede quindi esplicitamente e con urgenza “se le richieste dell’ispettorato volte a monitorare l’andamento del procedimento ed il contenuto dei successivi provvedimenti” emessi dal suo ufficio e dalla Corte d’Appello “rientrino nel potere ispettivo riservato al ministro”. Il riferimento è alla “continua richiesta di informazioni e documentazione” e all’acquisizione di “atti istruttori, quali la consulenza tecnica d’ufficio”.
Un elemento non da poco, perché è proprio in base a quest’ultimo documento, la relazione della perizia psicologica, che il tribunale dovrà pronunciarsi entro un mese in merito alla sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti della coppia australiana. La domanda è giunta al Consiglio superiore della magistratura in queste ore e sarà trattata probabilmente dalla settima o dalla sesta sezione in tempi brevi.
A pronunciarsi, preoccupato, è intanto il sindacato delle toghe: “Si tratta di profili che meritano attenta verifica nelle sedi competenti, ma che impongono già ora di ribadire un principio: l’indipendenza della giurisdizione costituisce garanzia di tutti i cittadini e non può essere esposta a forme, anche solo potenziali, di interferenza”, sostiene la giunta esecutiva centrale dell’Anm, secondo cui “desta perplessità, in particolare, che l’attività ispettiva si sia estesa, secondo quanto emerge, anche allo sviluppo di un procedimento ancora in corso, con possibili ricadute sui delicati equilibri tra controllo amministrativo e funzione giurisdizionale”.
Sulla vicenda interviene anche la Lega, che invece attacca l’Associazione: “Sono preoccupati per il lavoro dei loro colleghi magistrati, non per la salute di quei tre bambini strappati da mesi all’amore di mamma e papà. Vergognatevi!”.