Leonardo Pisano, meglio conosciuto come Fibonacci, è nato in una città mercantile come la Pisa del 1170. Inizia le sue avventure in Nord Africa, Algeria, Baghdad, Costantinopoli e Alessandria d’Egitto e poi diffonde l’invenzione dello zero in Occidente introducendo idee che erano destinate a far progredire l’umanità, dimostrando come la matematica sia un linguaggio universale senza confini politici, geografici o religiosi. La sequenza che porta il suo nome è questa: 1,1,2,3, 5,8, 13, 21. Una regola apparentemente facile: ogni numero è la somma dei due che lo precedono. Questa serie si trasforma in una chiave universale che ritroviamo ovunque, come nel regno vegetale, cioè la disposizione delle foglie su un ramo, nell’ordinamento dei semi di girasole, nella spirale di una conchiglia. Diciamo che si tratta di figure geometriche in cui un motivo si ripete identico, ma in scala ridotta. Questa spiegazione la si trova nel libro LIBER ABBACI del Fibonacci, pubblicato nel 1202.  Ha anche il merito di aver introdotto in Europa le nove cifre ‘indiane’ o arabe e soprattutto l’idea dello 0 (zero). Un personaggio interessante anche se pochi conoscono i suoi grandi meriti. Infatti, l’adozione dello zero fu inizialmente osteggiata, ma la sua evidente efficacia non lasciò scampo ai critici invidiosi. La sequenza di Fibonacci, in poche parole, si lega al Rapporto Aureo pari a circa 1.618  che si ottiene dividendo due numeri consecutivi molto grandi della sequenza. Bellezza armonica tra arte e scienza.
MARIANO CORENO