LIMA – In un contesto di forte polarizzazione tra città e aree rurali, Il Perù arriva all’atto finale (il secondo turno) di queste elezioni presidenziali, dopo un periodo di profonda instabilità politica e istituzionale, caratterizzato da una rapida successione di presidenti, crisi di governo e proteste sociali.
La candidata conservatrice Keiko Fujimori e il candidato della sinistra Roberto Sánchez si contendono la presidenza voto dopo voto, mentre lo scrutinio definitivo del ballottaggio procede lentamente. il risultato finale potrebbe richiedere ancora diversi giorni per essere ufficializzato.
La notte di domenica il conteggio rapido ha delineato uno scenario di sostanziale equilibrio, con un lieve vantaggio di Fujimori, che si è andato via via riducendo nel corso delle ore, tanto che alle 13 (ora di Lima) era Sánchez Palomino a risultare in vantaggio, con il 50,008 delle preferenze, un risultato ancora aperto.
Lo scarto minimo, inferiore all’1% del margine d’errore statistico, rende impossibile indicare un vincitore e obbliga ad attendere l’avanzamento dello scrutinio ufficiale.
I dati diffusi dall’ufficio elettorale peruviano, l’Onpe, mostrano infatti una situazione ancora ambigua. Fino a poche ore fa, con il 93% delle sezioni scrutinato, era la leader di Fuerza Popular, figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori, a mantenere un vantaggio inferiore allo 0,3%: il 50,1% dei voti contro il 49,9% ottenuto dal candidato di Juntos por el Perú.
Sánchez Palomino potrebbe strappare qualche decimale in più con l’arrivo dei risultati provenienti dalle sezioni restanti, che si trovano nelle aree rurali del Paese, tradizionalmente favorevoli ai progressisti. Inoltre, restano da esaminare numerosi verbali contestati, che coinvolgono circa 400.000 voti, che potrebbero risultare decisivi in una corsa così serrata.
Anche quando l’Onpe raggiungerà il 100% delle schede contabilizzate, il Perù non avrebbe ancora automaticamente un presidente eletto. Alcuni verbali potrebbero infatti essere classificati come “osservati” a causa di errori, incongruenze o dati incompleti, a maggior ragione con un margine così risicato. Tali casi dovranno essere analizzati dai Jurados Electorales Especiales e, se necessario, esaminati in appello dal Jurado Nacional de Elecciones (Jne).
Solo dopo la risoluzione di tutte le contestazioni e la proclamazione ufficiale da parte del Jne sarà possibile dichiarare formalmente il vincitore, che entrerà in carica il 28 luglio.
Nonostante l’incertezza, Roberto Sánchez ha scelto di presentarsi davanti ai propri sostenitori radunati in Plaza San Martín - nel centro di Lima - e dal balcone che domina la piazza ha pronunciato un discorso nel quale si è attribuito la vittoria.
Diverso l’atteggiamento di Keiko Fujimori, che nella tarda serata di ieri aveva invitato alla prudenza e chiesto ai propri rappresentanti elettorali di intensificare il lavoro di verifica delle schede. “Non c’è ancora un vincitore. Sarebbe irresponsabile definire il risultato in questo momento”, ha dichiarato.
La candidata di destra ha comunque assicurato che accetterà il verdetto delle urne. “Qualunque sia il risultato, lo riconosceremo e invito anche l’altra forza politica a fare lo stesso”, ha affermato, ringraziando tutti i cittadini per la partecipazione al voto, compresi coloro che non l’hanno sostenuta. “Aspetteremo con molta fiducia il risultato finale”, ha concluso.
Anche nelle elezioni del 2021 Keiko Fujimori era risultata in vantaggio nelle rilevazioni iniziali, ma il conteggio ufficiale finì per premiare il candidato della sinistra Pedro Castillo, che prevalse con circa 40.200 voti di scarto.
Il risultato definitivo richiederà pazienza perché ogni singola scheda potrebbe rivelarsi decisiva per determinare il prossimo presidente del Perù.