KIEV - Un cessate il fuoco immediato e completo come primo passo verso una pace “giusta e duratura”.
È il fulcro del documento congiunto in cinque punti concordato a Londra dai leader di Francia, Germania e Regno Unito (l’E3) con il presidente ucraino, Volodymyr Zelenskyy, nel quadro delle discussioni sulle condizioni necessarie per avviare i negoziati con Mosca.
L’incontro, volto a fare il punto sul lavoro svolto per la risoluzione del conflitto, si è aperto con un colloquio preliminare tra il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro britannico Keir Starmer, prima di allargarsi al Capo di Stato ucraino.
Nella dichiarazione ufficiale, i leader occidentali e Zelensky hanno rivolto un appello diretto a Vladimir Putin affinché accetti “uno stop immediato ai combattimenti”, sostenendo la proposta di un dialogo bilaterale, assistito dalla partecipazione attiva di Stati Uniti ed Europa.
Lo stesso Zelensky ha proposto un incontro a quattr’occhi con il presidente russo per questa settimana, ma Putin ha respinto l’opzione, subordinandola al previo raggiungimento di un accordo definitivo per porre fine alla guerra.
L’intesa diplomatica siglata a Londra fissa i paletti per il futuro: l’attuale linea del fronte dovrà costituire il punto di partenza dei negoziati, fermo restando che i confini internazionali non possono essere modificati con la forza e che va rispettato il diritto sovrano di Kiev a scegliere le proprie alleanze.
Il piano prevede inoltre garanzie di sicurezza post-tregua robuste e giuridicamente vincolanti per l’Ucraina (incluso il dispiegamento di una Forza multinazionale basata sugli impegni già assunti a Berlino nel dicembre 2025 e a Parigi nel gennaio 2026), il congelamento dei beni russi fino al risarcimento dei danni di guerra e la tutela complessiva degli interessi di sicurezza europei, specificando che ogni decisione su Ue o Nato richiederà il consenso unanime dei rispettivi membri.
Mentre la diplomazia tentava di tracciare una strada a Londra, i combattimenti sul campo non hanno dato tregua. L’Aeronautica militare ucraina ha riferito che tra sabato sera e domenica la Russia ha bersagliato il Paese con un massiccio attacco di 236 droni, 215 dei quali sono stati intercettati. Il bilancio delle vittime è di almeno cinque morti.
Nella regione sud-orientale di Zaporizhzhia, i raid ordinati da Mosca hanno colpito i pressi di una fermata dei mezzi pubblici, uccidendo tre persone e ferendone altre tre, come confermato dal governatore Ivan Fedorov. Un ulteriore decesso è stato segnalato dal governatore militare Oleksandr Ganja nella regione centro-orientale di Dnipropetrovsk, flagellata da attacchi aerei e droni notturni.
Particolare apprensione ha destato un attacco di droni russi che ha colpito la zona di esclusione di Chernobyl, distruggendo parzialmente un edificio destinato alla ricezione di container presso il sito di stoccaggio centralizzato del combustibile nucleare esaurito. L’operatore statale Energoatom ha precisato che la struttura era vuota al momento dell’impatto e che l’episodio non ha causato contaminazioni, con livelli di radiazione rimasti nella norma.
Il quadro è stato confermato anche dagli ispettori dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica), i quali hanno riscontrato “danni strutturali significativi” ma nessuna fuga radioattiva. Nonostante ciò, il direttore generale dell’agenzia, Rafael Grossi, ha espresso forte preoccupazione su X, evidenziando che “l’incidente è profondamente preoccupante perché si è verificato in un sito contenente grandi quantità di materiale nucleare”.
Una dura replica è arrivata dal ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiga, che sempre via social ha accusato Mosca di reiterare “minacce alla sicurezza nucleare”, sottolineando come non sia la prima volta che il Cremlino mette a rischio simili infrastrutture.
Sul fronte opposto, le forze ucraine hanno rivendicato una serie di attacchi di disturbo diretti sia nei territori occupati sia oltre il confine russo. I raid hanno preso di mira la regione russa di Bryansk e la Crimea annessa, dove sono stati colpiti alcuni depositi di carburante e un terminal petrolifero strategico. Il ministero della Difesa di Mosca ha dichiarato, nella mattinata di domenica, di aver neutralizzato e intercettato 95 droni ucraini nel corso della notte.