RIGA - La guerra in Ucraina continua a strabordare oltre i propri confini geografici, innescando gravi incidenti di sicurezza e violazioni dello spazio aereo nei Paesi vicini.

Il dossier più caldo della giornata arriva dalla Lettonia orientale, dove una coppia di caccia francesi, schierati nell’ambito della missione Nato Baltic Air Policing, ha intercettato e abbattuto un veicolo aereo senza pilota (drone) che sorvolava la regione della Latgallia, in corrispondenza dei distretti di Rēzekne e Ludza. 

Il ministero della Difesa di Riga ha confermato che l’incursione è avvenuta a causa dell’intensa guerra elettromagnetica russa lungo la frontiera, spiegando che Mosca ha recentemente intensificato il disturbo elettronico per deviare i droni ucraini verso i Paesi baltici. La difesa lettone ha revocato l’allerta aerea per i comuni di Alūksne, Ludza, Balvi e Rēzekne solo dopo la neutralizzazione della minaccia, ma ha avvertito che – finché proseguirà l’aggressione russa – il rischio di simili incidenti rimarrà elevatissimo. 

L’episodio giunge in un clima di estrema vulnerabilità istituzionale per Riga: lo scorso maggio, una analoga violazione dello spazio aereo da parte di droni russi aveva innescato una durissima crisi politica interna, culminata prima con le dimissioni del ministro della Difesa e, successivamente, con la caduta del governo guidato dalla premier Evika Siliņa. 

Quasi contemporaneamente, un altro drone è precipitato ed è esploso nella Moldavia orientale, all’interno di un terreno agricolo nei pressi del villaggio di Lopatna, vicino al confine ucraino. Secondo il ministero della Difesa moldavo, l’ordigno è penetrato nello spazio aereo nazionale intorno alle 00:20, in concomitanza con un massiccio attacco notturno sferrato da Mosca contro le infrastrutture ucraine. 

Sebbene le prime indagini del governo indichino che il drone fosse “molto probabilmente di origine ucraina” (presumibilmente un mezzo da ricognizione o difesa andato fuori rotta), il ministero degli Esteri moldavo ha rilasciato una dura nota ufficiale di condanna: “Indipendentemente dalla provenienza materiale del vettore, la responsabilità politica e giuridica per qualsiasi drone che atterri o esploda sul territorio della Repubblica di Moldova è esclusivamente della Russia, la cui aggressione ha destabilizzato l’intera regione”. 

La presidente moldava Maia Sandu ha sottolineato l’urgenza di rafforzare i sistemi di disturbo elettronico e anti-drone del Paese, ventilando l’ipotesi di avviare una produzione interna di intercettori.  

Dall’Ucraina, il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha rincarato la dose, evidenziando come l’incidente dimostri che Mosca rappresenta ormai una minaccia esistenziale non solo per Kiev, ma per la sicurezza dell’Europa nel suo complesso. L’evento segue di pochi giorni un’altra escalation nella vicina Romania, membro della Nato, dove due droni sono esplosi nelle ultime due settimane, provocando l’espulsione del console russo da Bucarest. 

Sul fronte strettamente militare, la notte è stata segnata da uno dei più imponenti attacchi aerei recenti. Il comando delle forze aeree di Kiev ha denunciato il lancio di 155 droni d’attacco da parte delle forze russe; i sistemi di difesa ucraini sono riusciti ad abbatterne 124 nei settori settentrionale, meridionale e orientale del Paese. 

Per contro, le forze di difesa ucraine hanno sferrato un duro colpo logistico all’interno della Crimea occupata. Un attentato dinamitardo ha investito un treno passeggeri in servizio sulla tratta Mosca-Simferopol, provocando la morte del macchinista e il blocco totale del traffico ferroviario nella penisola. La compagnia russa Grand Service Express ha dovuto evacuare tutti i convogli presenti nell’area, dirottando i passeggeri provenienti da Mosca e San Pietroburgo su autobus sostitutivi, con ritardi superiori alle 7 ore. 

La sicurezza logistica russa nella regione è al collasso: due giorni fa, le autorità filorusse della “Repubblica Popolare di Luhansk” avevano già interdetto la circolazione civile sulle autostrade strategiche Novorossiya e R-150 a causa dei continui bombardamenti d’artiglieria ucraini. I raid sistematici contro queste arterie stradali, vitali per il trasporto del carburante militare verso la Crimea, hanno ufficialmente aperto una grave crisi energetica all’interno della penisola occupata.