PARIGI - Il drammatico caso di Lyhanna, la bambina di 11 anni vittima di abusi sessuali e uccisa nel Gers, continua a scuotere la Francia e si arricchisce di un nuovo sviluppo collaterale. Secondo quanto rivelato da Bfmtv, il fratello dell’indagato principale (il 41enne Jerome B.) si trova attualmente in custodia cautelare ad Auch, con l’accusa di aver violentato la sua ex compagna.
L’uomo, di 44 anni, è stato arrestato in seguito a una denuncia sporta nel 2024 dalla donna, la quale ha riferito di aver subìto violenze sessuali nel 2007 e nel 2017. L’emittente ha precisato che i due fratelli non erano più in contatto da tempo, mentre la procura di Auch non ha ancora rilasciato commenti ufficiali in merito.
Nel frattempo, il ritrovamento del corpo della piccola e le successive rivelazioni sulle denunce per stupro a carico del sospettato (alcune delle quali archiviate in passato) hanno scatenato una durissima tempesta politica e un profondo malcontento popolare, culminato in una marcia silenziosa a Fleurance, dominata dalla rabbia per quello che l’opinione pubblica definisce un evidente “fallimento sociale”.
Messo sotto pressione da tutte le forze politiche, il ministro della Giustizia Gerald Darmanin ha assunto una posizione di forte attivismo mediatico. Dopo essersi dichiarato “terrorizzato” durante una visita a Béziers, il ministro ha denunciato “le enormi e inaccettabili disfunzioni dei servizi statali”, parlando apertamente di “una terribile sconfitta dell’azione dello Stato”.
Nel corso di una conferenza stampa, seguita a un vertice d’urgenza con i pubblici ministeri, Darmanin ha chiesto una “mobilitazione generale” dei magistrati per “scoprire la verità” e ha ordinato una revisione straordinaria, “tribunale per tribunale, comune per comune”, di tutte le denunce pendenti che coinvolgono minori, stimabili in circa 70mila fascicoli.
“Non ci sono mancate né risorse né leggi; non abbiamo dato la priorità agli stupri di minori”, ha insistito il guardasigilli, annunciando sanzioni per quelle che ha definito “gravissime mancanze”, pur respingendo le richieste di dimissioni avanzate dall’opposizione, in particolare da La France Insoumise (Lfi).
Al centro delle critiche vi è la gestione di una denuncia chiave, presentata il 22 agosto 2025 a Plaisance-du-Touch (Alta Garonna) dalla madre di un’altra bambina di 11 anni, che accusava Jerome B. di stupri commessi tra settembre 2024 e maggio 2025.
Nonostante gli accertamenti forensi a supporto del racconto della minore, il passaggio del fascicolo per competenza territoriale dalla procura di Tolosa a quella di Auch ha subito pesanti ritardi burocratici: inviato per posta alla fine del 2025, l’incartamento è stato inoltrato alla gendarmeria di Lectoure solo il 9 gennaio 2026.
Un ritardo inconcepibile per il ministro Darmanin, che ha pubblicamente deplorato la vicenda: “Se ci vogliono nove mesi per non arrestare qualcuno o per non ascoltare questa persona, concludo legittimamente che il nostro sistema di giustizia pubblica non funziona”.
Le parole del guardasigilli hanno scatenato l’immediato e durissimo contrattacco della magistratura francese, che si ritiene usata come capro espiatorio. Ludovic Friat, presidente dell’Unione dei Magistrati, ha indirizzato una rara e durissima lettera aperta a Darmanin, definendo “inaccettabile” che i giudici “siano presi di mira e sottoposti a pubblica condanna e minacce” ancor prima che l’inchiesta amministrativa (attesa entro 15 giorni) giunga alle sue conclusioni.
“State minimizzando la dimensione sistemica di questa tragedia, mentre il vostro portavoce parla di ‘arcaismo’ del nostro sistema”, ha contestato Friat nella missiva, respingendo l’affondo del ministro e ricordando come David Senat, magistrato della Corte d’Appello di Versailles, avesse precisato che la procura di Auch aveva già iniziato a esaminare i fascicoli prima dell’ispezione ministeriale. Friat ha quindi esortato il governo a garantire “risorse commisurate alle sfide” nella lotta alla criminalità minorile.
Il dibattito si sposta così sulle fragilità strutturali del sistema giudiziario d’Oltralpe. Frédéric Chevallier, presidente della Commissione Nazionale per la Promozione della Giustizia, ha evidenziato che l’aumento dei budget degli ultimi anni non ha risolto un deficit cronico: la Francia dispone di appena 3 pubblici ministeri ogni 100mila abitanti, a fronte di una media europea di 12,2. Inoltre, la giustizia ordinaria assorbe solo cinque euro ogni mille del bilancio statale, e più della metà dei fondi del ministero è storicamente destinata al sistema penitenziario.
Mentre le associazioni femministe e per la tutela dell’infanzia organizzavano manifestazioni di protesta davanti ai principali tribunali francesi, sul caso è intervenuto anche Edouard Durand, magistrato ed ex presidente della Commissione indipendente sull’incesto e la violenza sessuale contro i minori. Secondo Durand, la tragedia di Lyhanna “dimostra che la negazione rimane estremamente potente nella società”, un drammatico cortocircuito in cui le voci delle giovani vittime continuano a essere fatalmente soffocate dalle rigidità e dalle disfunzioni di tutte le istituzioni.