KINSHASA - L’epidemia di Ebola originatasi nell’est della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) continua a intensificarsi, spingendo le istituzioni internazionali a una risposta d’urgenza. L’Unione Europea ha annunciato lo stanziamento di ulteriori 5 milioni di euro di finanziamentim per sostenere gli sforzi di contenimento sul campo.
L’annuncio è giunto per bocca della commissaria europea per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, atterrata all’aeroporto di Bunia, nella provincia di Ituri, snodo logistico chiave per la risposta all’emergenza. I nuovi fondi saranno destinati alla creazione di centri diagnostici regionali nelle province più colpite.
“L’Unione Europea prende questa emergenza molto sul serio – ha affermato Lahbib – Non appena è iniziata l’epidemia, siamo intervenuti e ci siamo mobilitati rapidamente sul campo per rafforzare il nostro sostegno, e questo impegno continua ancora oggi”.
La commissaria ha spiegato che lo stanziamento garantirà test più rapidi e affidabili nelle aree di massimo contagio, permettendo alle autorità sanitarie di individuare e isolare i vettori del virus in tempi brevi.
I segnali d’allarme, ha ricordato Lahbib, erano già evidenti durante una sua precedente missione: “Quando sono stata qui quattro mesi fa, ho avuto la sensazione che tutti i fattori fossero presenti, per via delle condizioni igienico-sanitarie, di un sistema sanitario in ginocchio, di una popolazione stremata e costantemente sfollata a causa dei combattimenti, perché questa epidemia riesplodesse ancora una volta”.
Con questo nuovo pacchetto, l’impegno complessivo della Ue in risposta alla crisi sale a 84 milioni di euro tra aiuti umanitari e sostegni alle organizzazioni internazionali. Parallelamente, un ponte aereo umanitario dell’Unicef ha già recapitato quasi 100 tonnellate di forniture di emergenza (tra medicinali, tende e dispositivi di protezione) nell’est della RDC, e altri cinque voli umanitari sono attesi a Bunia nelle prossime settimane.
La crisi, dichiarata ufficialmente tre settimane fa, è già stata classificata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) come un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale. Si tratta del diciassettesimo focolaio registrato nella regione, una minaccia persistente aggravata da un contesto di cronica insicurezza. I dati più recenti diffusi dall’agenzia delle Nazioni Unite indicano che nella Rdc i casi confermati di Ebola sono saliti a 515, con 91 decessi.
Le operazioni di tracciamento e cura medica sono pesantemente ostacolate dalle violenze dei gruppi armati, che bloccano l’accesso alle comunità e costringono migliaia di civili alla fuga.
Nel corso della sua visita, la commissaria Lahbib ha lanciato un appello perentorio a tutte le fazioni in lotta affinché rispettino il diritto internazionale umanitario e garantiscano corridoi sicuri agli operatori: “Rispettare il diritto umanitario significa rispettare la vita. Anche in tempo di guerra ci sono regole che devono essere osservate”. Lahbib ha poi avvertito che “il virus non tiene conto delle frontiere o dei conflitti tra gli uomini e uccide persino più in fretta dei proiettili”.
I timori di una diffusione regionale hanno trovato conferma nella vicina Uganda, dove sono stati registrati casi direttamente correlati al ceppo del virus Bundibugyo in corso in Congo. Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha visitato personalmente il Paese dopo aver ispezionato le aree colpite nella Rdc, offrendo un quadro dettagliato sulla situazione oltre confine.
A oggi, l’Uganda ha segnalato 19 casi confermati e due decessi. L’analisi epidemiologica evidenzia l’efficacia dei cordoni sanitari: delle 19 infezioni, 14 riguardano cittadini congolesi intercettati subito dopo l’ingresso nel Paese, mentre solo 5 sono cittadini ugandesi. Le due vittime registrate appartengono al gruppo di persone transitate dalla Rdc.
Il direttore generale dell’Oms ha espresso forte ottimismo sulla tenuta del sistema di contenimento ugandese, promuovendo la strategia delle autorità di Kampala tramite un messaggio sul suo profilo X: “Mi trovo in Uganda, dove il governo ha attivato una risposta rapida ed efficace all’epidemia di Ebola. Gli screening ai confini hanno aiutato a rilevare casi in arrivo dalla vicina Repubblica Democratica del Congo e nel Paese i sistemi di sorveglianza, test e gestione dei casi stanno lavorando con costanza. Tristemente, 2 persone dalla Rdc sono decedute, e i nostri pensieri sono con le loro famiglie. L’Oms sta supportando l’Uganda, insieme agli Africa Cdc (Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie) e ai partner della regione, mentre il Paese guida questa risposta. Con una collaborazione continua, sono fiducioso che questa epidemia possa essere tenuta sotto controllo”.