ROMA - Intesa Sanpaolo vuole rilevare una parte importante di Mps, il Monte dei Paschi di Siena, ma il vero obiettivo dell’operazione non è solo la banca senese.
Mps, infatti, controlla Mediobanca, che a sua volta possiede il 13,2% di Generali. Per questo, chi riesce a pesare su Mediobanca può influenzare anche gli equilibri del principale gruppo assicurativo, da sempre uno degli snodi più importanti della finanza italiana.
Lo schema immaginato da Intesa è questo: la banca guidata da Carlo Messina rileverebbe una parte delle attività di Mps, tenendo per sé 625 filiali e soprattutto Mediobanca, mentre un’altra parte finirebbe a Unipol, il gruppo assicurativo che è anche il principale azionista di Bper Banca. Unipol acquisirebbe 635 filiali del Monte e alcune attività centrali, per poi integrarle in Bper, rafforzando così l’istituto emiliano.
Fino a oggi sul tavolo c’era anche un’altra ipotesi: quella di Banco Bpm, che punta a una fusione alla pari con Mps. Quel progetto porterebbe alla nascita di un terzo grande gruppo bancario italiano, ma lo scenario è diventato più delicato perché Crédit Agricole, banca francese, è salita al 23% di Banco Bpm, e il rischio è di aumentare il peso francese su una parte importante del sistema bancario italiano.
La proposta di Intesa va invece in una direzione diversa. Quest’ultima si rafforzerebbe come prima banca del Paese, darebbe più peso a Bper attraverso Unipol e porterebbe Mediobanca, e quindi indirettamente Generali, più vicino all’istituto bancario guidato da Carlo Messina.
Non si tratta solo di una compagnia assicurativa, bensì di un gruppo strategico per la finanza italiana, con una presenza internazionale e un peso storico negli equilibri economici del Paese. Per questo il controllo della sua governance interessa banche, grandi investitori e politica.
A pesare saranno anche le scelte di Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio. Entrambi hanno quote rilevanti nelle grandi partite che ruotano attorno a Mps, Mediobanca e Generali e possono diventare decisivi nel determinare l’esito dell’operazione.