NEW YORK - OpenAI ha vinto una causa cruciale contro Elon Musk, dopo che una giuria federale in California ha stabilito che l’azienda di intelligenza artificiale non deve rispondere alle accuse mosse dal miliardario.
Il verdetto unanime, pronunciato lunedì (ora locale) a Oakland dopo meno di due ore di deliberazione, ha concluso che Musk ha presentato il caso troppo tardi.
La decisione rimuove un ostacolo rilevante per una possibile quotazione in Borsa di OpenAI, che potrebbe valutare la società fino a mille miliardi di dollari. Il processo, durato tre settimane, era visto come un momento centrale non solo per il futuro dell’azienda, ma anche per il più ampio dibattito sull’intelligenza artificiale: chi deve controllarla, chi deve guadagnarci e come va bilanciata la sua missione pubblica con la crescita commerciale.
Musk accusava OpenAI, il CEO Sam Altman e il presidente Greg Brockman di averlo convinto a donare 38 milioni di dollari per un progetto nato con finalità benefiche, per poi spostare l’azienda verso un modello commerciale, collegato a investimenti miliardari di Microsoft e altri soggetti. Secondo Musk, OpenAI avrebbe tradito la missione originaria di sviluppare un’intelligenza artificiale sicura a beneficio dell’umanità.
La difesa di OpenAI ha rovesciato l’accusa, sostenendo che fosse Musk a guardare agli interessi economici e che la causa fosse un tentativo tardivo di colpire un concorrente. Musk ha infatti fondato xAI, la sua società di intelligenza artificiale, ora parte del gruppo SpaceX.
Il nodo giuridico è stato il termine di prescrizione. Musk aveva tre anni per avviare l’azione legale. I legali di OpenAI hanno sostenuto che, quando ha presentato la causa nell’agosto 2024, era già a conoscenza da anni dei piani di crescita dell’azienda. La giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha indicato che un appello potrebbe essere difficile, perché la questione dei tempi era stata valutata dalla giuria come fatto concreto.
Musk ha annunciato che farà ricorso, continuando ad accusare Altman e Brockman di essersi arricchiti appropriandosi di una struttura nata come organizzazione benefica. Il suo legale Marc Toberoff ha sostenuto che il verdetto potrebbe incoraggiare altre startup nate come non profit a creare entità commerciali per arricchire dirigenti e amministratori.
La vittoria non cancella però i danni d’immagine per Altman. Durante il processo, diversi testimoni lo hanno descritto come poco affidabile, e i legali di Musk hanno cercato di mettere la sua credibilità al centro del caso.
Per gli analisti, tuttavia, il risultato pesa più delle ferite reputazionali. Dan Ives, di Wedbush, ha definito il verdetto una grande vittoria per Altman e OpenAI. Microsoft, chiamata in causa per il suo ruolo nella partnership, ha accolto la decisione, sostenendo che fatti e tempi fossero chiari da tempo.